“La riforma labirinto” di WALTER PASSERINI da La Stampa dell’11 luglio 2012

Ci voleva l’Ocse a riportarci coi piedi per terra e a capire quanto siamo lontani da un paese moderno

E non vale il detto mal comune mezzo gaudio: l’Italia è un’anomalia, e ha un numero di disoccupati fuori registro, soprattutto giovani e di lunga durata. La frattura del mercato del lavoro tra precari e tutelati ha prodotto guasti. Ma ora si aggira un nuovo dualismo tra mercato del lavoro reale e virtuale, che rischia di fare ancora più danni. L’esempio è la cosiddetta riforma del mercato del lavoro, che registra uno scarto tra i richiami dell’Ocse e la reale capacità di creare posti di lavoro. Approvata a fine giugno e ritoccata di nuovo con dieci emendamenti contrattati dalla maggioranza in modo bipartisan, la riforma ha avuto una gestazione di oltre cinque mesi, ma oggi viene criticata da tutti: partiti, sindacati, imprese, professioni. Ci vorrebbero la polizia scientifica o i carabinieri del Ris per fare la prova del dna e l’esame di paternità per capire di chi è figlia questa riforma: oggi sembra figlia di nessuno e nessuno, come è successo al piccolo Mario abbandonato alla clinica Mangiagalli, la vuole riconoscere assumendosene la paternità; né si vedono all’orizzonte domande di adozione. La riforma Fornero nel testo appena partorito e con le prossime integrazioni, nonostante i ripetuti sforzi del ministro del Lavoro, è lontana dalle premesse. Allora il ministro appena insediato parlava di ridurre le 47 formule contrattuali flessibili a favore di un contratto prevalente a tutele crescenti e di reddito minimo garantito. Il risultato è che le 47 formule sono rimaste tutte, anzi ne sono rimaste 46 (il contratto di inserimento è sparito), e molte sono state appesantite e ingessate. Sulla flessibilità in entrata sono aumentati i costi per collaboratori e partite Iva; sulla flessibilità in uscita la formulazione superblindata aumenterà il contenzioso; l’Aspi (assicurazione sociale per l’impiego), un piccolo barlume di politiche attive del lavoro, viene ridotta ma rinviata al 2014; i nuovi servizi all’impiego pubblici e privati, il fulcro delle nuove politiche attive del lavoro, vengono rimandati a novembre con una nuova delega e chissà quando vedranno la luce. Nel frattempo l’Ocse ci ricorda l’aumento della disoccupazione. Mette malinconia la concomitanza dei richiami Ocse sull’introduzione di politiche attive, molto di rito e virtuali, quando afferma che l’Italia è sulla strada giusta, senza dire quanto sarà ancora lunga prima di diventare un paese moderno e civilizzato, con il contestuale orgoglioso annuncio dei dieci emendamenti alla riforma contrattati dai partiti: un topolino rispetto alla montagna di senza lavoro. Quello che abbiamo visto in questi mesi, dopo una riforma delle pensioni approvata in venti giorni e alla quale avrebbe dovuto immediatamente seguire la riforma del lavoro, è l’affievolirsi della spinta riformatrice del governo tecnico e il suo rivelarsi, nonostante i molti riconoscimenti internazionali, ostaggio di una vecchia politica che ci stava portando nel baratro. E la sua metafora è la riforma del lavoro, figlia dei partiti prima ancora che del Parlamento, frutto di compromessi al ribasso e di veti incrociati, anziché di un disegno riformatore. Il puzzle del lavoro si sta completando, ciascuno ha aggiunto tessere al mosaico, ma il disegno è confuso e ha prodotto un labirinto. Non sappiamo quando arriverà il decreto sviluppo, altro tassello mancante, ma l’aria che si respira è quella di una vecchia politica che vuole tornare padrona. Anche su questo si gioca il successo del governo dei tecnici: incidere nella realtà malata, anche con rischi di cure da cavallo e con strascichi di iniquità sociale, prima che la politica, che non ha né facce né idee nuove, riprenda il sopravvento. Sembra di rileggere Agatha Christie nei «Dieci piccoli indiani» o in «Assassinio sull’Orient Express»: molti sono i colpevoli del misfatto, ma nessuno si dichiara responsabile. Non paghi dei guasti arrecati in passato ciascuno ha voluto fare la voce grossa e marchiare l’ultima stesura della riforma, indifferente al risultato ma per raggiungere un obiettivo: esserci nel teatrino della politica mediatica e virtuale, non importa come, ed essere subito pronto a rimarcare la distanza e a sparare a zero sul prodotto che si è appena contribuito a partorire.

“La riforma labirinto” di WALTER PASSERINI da La Stampa dell’11 luglio 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009. Attualmente è Presidente del Consiglio comunale di Carpi e Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013.
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3 risposte a “La riforma labirinto” di WALTER PASSERINI da La Stampa dell’11 luglio 2012

  1. Lorenzo ha detto:

    Ci voleva l’OCSE a riportarci con i piedi per terra….e Voi giornalisti, benpensanti radical-chic, dalle vostre torri dorate (pagate con i soldi pubblici!) solo ora vi occorgete del disastro della riforma Fornero dopo averla tanto elogiata come sacrificio ineluttabile ed antidoto anti spread!

  2. adriano ha detto:

    Diventa davvero sconsolante il quadro. Quello che mi indispettisce è la logica perversa del “tanto peggio, tanto meglio” che sa di politica anni ’50.
    Se nelle trasmissioni televisive che si occupano di politica ci fosse più educazione magari potremmo capirne di più. Il guaio è che chi arriva lì, alle trasmissioni intendo, lo fa con la premeditazione di impedire all’interlocutore di parlare. Maestro indiscusso di tale tecnica è la russa cui, non a caso, hanno stropiato il nome in “la rissa”…
    Qui però me la prendo anche con i giornalisti: la Nunziata impedì a berlusconi di parlare usando una prepotenza ai limiti della buona educazione; Gad Lerner per fare una domanda mette già in onda almeno tre risposte… tanto che di solito il malcapitato non sa più che diavolo dire; Floris oramai dirige uno “stadio” di tifosi con tanto di ola; Santoro è un buon giornalista ma ho la vaga sensazione che sia “leggermente” schierato; vi risparmio l’elenco delle tv locali per pietà umana.
    Non mi è mai piaciuto vespa, ma chiudere il microfono a la rissa gli vale l’indulgenza plenaria perfino per le nefandezze del caso Franzoni con cui ha funestato per mesi la tv PUBBLICA.

  3. paolo ha detto:

    Buongiorno,
    a dispetto dell’uso riduttivo che si fa del : Qualcuno dice No , come è accaduto proprio questa mattina nella trasmissione Uno Mattina , Passerini ha il merito di riportarci alla realtà appunto citando Ocse , ha il pregio con i riferimenti giallistici di mostrare la mala fede , incompetenza e l’opportunismo dei zelanti politici e giornalisti cammellati che a ondate e con schiumosa libidine hanno mostrato il loro senso del “servizio al paese ” e” servizio al padrone”.
    Dietro il grande bluff del Salvare l’Italia , (si spreca troppo, la caccia e campagna del falso invalido , dietro la sicurezza, il merito , sacrifici per tutti , basta al potere sindacale , la politica del taglia e taglia ,e della splendida revisione per salvare le banche , per far pagare a chi non ha più ) l’idea di sempre è privatizzare il più possibile, e avanti tutta verso la distruzione dello stato sociale ,insomma la continuità con il berlusconismo della bandana in libertà.
    Walter Passerini dice bene adesso non ci sono padri,madri , e chi come la Fiom, i giovani , i precari , forze polititiche ,movimenti ,sindacati ,associazioni di disabili ha fin da subito manifestato,protestato e gridato per far capire quale era la catastrofe conseguente e l’orizzonte che ci aspetta con il cielo plumbeo ,(nonstante Carone e minosse)che spazza via il futuro dei giovani e cala come un tombimo di cemento su esodati, lavoratori in mobilità, e gli eterni inoccupati a vita cioè disabili che magari non possono fare come i “cervelli in fuga e andare fuori dall’Italia .
    Ecco per queste persone l’identità è certa , al contrario di chi ha creato il labirinto e ne sta fuori , ma nomi e cognomi si conoscono , Pasolini diceva :Io So , anche noi tutte/i lo sappiamo ,certo qualche eccezione riformista c’è ma non sbaglio se li indico dicendo . Governo, Padroni, Banche, Sindacati amici (e qualcuno anche fesso che va contro la base) .per restare in Italia aggiungo parlamento .in ultimo i media , quelli del pietismo, della denuncia ,dei titoli a effetto ma mai contro Marchionne ad esempio ,che rispetta le sentenze della magistratura ,però a modo suo ,
    con cordialità Paolo

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