“SOFFOCATI DAL SOLITO CONFLITTO D’INTERESSI” di GIOVANNI VALENTINI da La Repubblica dell’8 luglio 2012

LA RAI per il governo. Viale Mazzini per palazzo Chigi. Il controllo della tv pubblica per la tutela dell’interesse pubblico. Siamo alle solite. Ma questa volta il ricatto del centrodestra si gioca sulla pelle del Paese, di tutti noi cittadini, sudditi del regime televisivo, proprio in un momento cruciale per le sorti dell’economia nazionale e dell’intera collettività nazionale.
Ricatto, non c’è termine più appropriato per definire l’ultimatum del partito-azienda. O la borsa o la vita, insomma. O la consegna della Rai oppure la sopravvivenza del governo.
È fin troppo trasparente ed esplicito il senso dell’avvertimento lanciato dall’ex ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, per giudicare l’affidabilità del quale basterebbe constatare lo stato di crisi in cui è ridotto il sistema produttivo italiano. Se non fosse stato per l’intransigenza dell’ex presidente della Rai, Lucia Annunziata, a suo tempo l’azienda pubblica avrebbe speso cento milioni di euro per acquistare un “pacchetto” di frequenze televisive di cui non aveva bisogno, già appartenute in gran parte a emittenti locali gestite in precedenza proprio dall’ineffabile ex ministro. Un “affare” di Stato che fortunatamente non andò a buon fine.
All’insegna del più bieco avventurismo, la protervia del centrodestra si spinge fino a minacciare la “vita” del governo in cambio della “borsa” della Rai. Pazienza per lo spread, per il risanamento dei conti pubblici, per gli impegni e gli accordi europei. E quanto alla signora Merkel — come hanno auspicato con eleganza intellettuale i giornali dell’azienda-partito, all’indomani della vittoria (calcistica) dell’Italia sulla Germania — la Cancelliera può anche andare a quel paese, per non usare qui espressioni più volgari. Ciò che conta è tenere sotto controllo la televisione pubblica, per tenere sotto controllo l’opinione pubblica: e contemporaneamente, per salvaguardare la televisione privata che fa capo ancora all’ex premier-tycoon.
Dire che tutto questo è indecente e inaccettabile, è troppo poco. A che cosa serve rievocare l’eterno conflitto di interessi che grava come un’ipoteca inestinguibile sul nostro sventurato Paese? A questo punto dovrebbe risultare evidente a tutti che al Cavaliere la conservazione dello “statu quo” televisivo preme come e più della normalizzazione della giustizia, più di qualsiasi altra questione o riforma, anche più dell’interesse generale.
Al centrodestra non è bastato desertificare la Rai, espellendo giornalisti e dirigenti “scomodi”, molti dei quali sono passati alla concorrenza. Né insediare alla direzione del Tg1 e dei Gr “fiduciari” di palazzo Grazioli o del Vaticano.
E neppure inscenare l’indegna pantomima rappresentata nei giorni scorsi sul palcoscenico della Commissione parlamentare di Vigilanza, secondo il più classico copione dei giochi di potere, sotto la discutibile regia di un presidente del Senato che ha dismesso i panni e le responsabilità della seconda autorità dello Stato, per agevolare la sua parte politica.
No, tutto questo non basta ancora alla voracità predatoria di un partito-azienda che ormai equivale a una ristretta minoranza del Paese. Adesso il centrodestra impugna come un’arma letale la scellerata legge firmata dall’ex ministro Gasparri, per imporre un “voto di scambio” sulla nuova presidenza della Rai che deve ottenere la maggioranza qualificata dei due terzi nella Vigilanza: o la “governance” dell’azienda resta in mano al consiglio di amministrazione nominato dalla partitocrazia oppure salta il banco, magari anche quello del governo. Ed è appena il caso di rilevare che in questa bassa manovra di sottopotere romano la Lega di Maroni si ritrova di nuovo al fianco del Pdl, a dispetto delle più recenti dichiarazioni di distacco e d’indipendenza padana.
Per un grottesco paradosso che assume il valore di una clamorosa autosconfessione, ora il centrodestra rivendica al Parlamento il controllo della Rai, dopo averlo indebitamente trasferito al governo proprio in forza della pseudo-riforma televisiva introdotta con l’autoritarismo di un editto. Quello che andava bene ieri, non va più bene oggi. Quello che valeva per Berlusconi, Gasparri e Romani, non vale più per Monti e per Passera. In un tale cortocircuito mediatico e politico, si arriva così a ricattare il “governo di impegno nazionale” per paralizzare la Rai e favorire la principale azienda concorrente, vale a dire Mediaset. Ma soprattutto per continuare a condizionare la formazione e l’aggregazione del consenso attraverso la tv, pubblica e privata, in vista delle prossime elezioni. È questa la maggiore preoccupazione del centrodestra, la sua priorità assoluta, mentre la disoccupazione aumenta, i salari diminuiscono, il debito pubblico incombe e il Paese, mortificato da vent’anni di berlusconismo, rischia di regredire ulteriormente.

“SOFFOCATI DAL SOLITO CONFLITTO D’INTERESSI” di GIOVANNI VALENTINI da La Repubblica dell’8 luglio 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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