“Il bambino nella ruota degli esposti. Non è un ritorno al Medioevo” di Isabella Bossi Fedrigotti dal Corriere della Sera del 7 luglio 2012

È bianco, ha otto giorni e l’hanno chiamato Mario Mangiagalli: Mario perché ieri era il giorno di Santa Maria Goretti e Mangiagalli perché è stato trovato nella culla termica dell’omonimo Istituto ospedaliero milanese. Il primo neonato abbandonato, alla maniera antichissima, nella ruota, da quando si è deciso di ripristinarla una decina d’anni fa.
Un bambino felicemente salvato dal cassonetto, dalla roggia, da un fosso lungo il bordo di una strada, un bambino che non è stato buttato via come immondizia, come giocattolo rotto, come gattino in soprannumero, bensì affidato a mani sicure. Grazie, perciò, alla mamma che ha avuto pietà di lui, pur non potendo o non volendo tenerlo, grazie alla mamma che fatto una scelta d’amore prima ancora che di civiltà, una scelta di rispetto del minuscolo uomo oltre che di se stessa.
Certo non è molto un solo bambino in dieci anni di ruota alla Mangiagalli, ma se anche rimanesse l’unico per molti anni ancora sarebbe valsa la pena lo stesso: se nella rete stesa in acqua per pescare alla fine rimane un solo pesciolino si torna a casa contenti comunque. E scriverne, si vorrebbe che servisse a ricordare a chi ancora non lo sa che la ruota c’è, che non è strumento medievale come non pochi sostennero quando fu reintrodotta, che è forse l’unico mezzo per fermare l’annoso odioso stillicidio di neonati — bianchi o neri o gialli o caffelatte, di buona come di meno buona famiglia, figli di ragazzine come anche di donne ampiamente adulte — rinvenuti chiusi dentro un sacchetto di plastica, gettati dove capita.
Purché adesso non si scateni, tra fantasie e supposizioni — come a volte capita che facciano i giornali — la caccia alla mamma. Minorenne? Prostituta? Disoccupata? Badante? Italiana? Straniera? Che possa restare nell’ombra, con il suo dolore oppure con il suo sollievo e che si pensi soltanto a lui, alla salute e al futuro del piccolo trovatello Mario Mangiagalli (e non, come nella notte dei tempi, marchiato a vita da un cognome come Colombo, Esposito o Diotallevi).

“Il bambino nella ruota degli esposti. Non è un ritorno al Medioevo” di Isabella Bossi Fedrigotti dal Corriere della Sera del 7 luglio 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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