“Il passaggio obbligato dell’Unione” di ENZO BETTIZA da La Stampa del 19 giugno 2012

Certo, non sarà tutto oro quello che colerà dalle urne appena chiuse di Atene. Mentre si svolge il G20 nel Messico, dove il risultato non negativo delle elezioni elleniche verrà esaminato in tutte le sue possibili conseguenze e incognite, sarebbe tuttavia opportuno mettere da parte, una volta tanto, il consueto pessimismo di maniera che da alcuni anni accompagna le tensioni e le diatribe tra Paesi fortunati e sfortunati della zona euro. Spenta, almeno per il momento, la miccia della polveriera in Grecia, con la relativa sconfitta della sinistra antieuropea di Syriza e l’impegno di Antonis Samaras, leader conservatore di Nuova democrazia, di costituire in tre giorni un governo di coalizione, quale sarà l’Europa che si presenta a Los Cabos al giudizio dei grandi e diffidenti protagonisti della globalizzazione – Stati Uniti, Russia, Cina, India, Brasile? Una sorvegliata speciale? Una logora entità sovrannazionale prossima allo sfacelo? Una contagiosa malata, sottoposta ad una nefasta cura da cavallo da un gruppo di medici in parte germanici e in parte germanizzati?

Quanto meno così si diceva e soprattutto si pensava, da Washington a Pechino, fino a pochi giorni fa.

Tanti ritenevano, con un misto di panico e di «Schadenfreude», parola tedesca che significa compiacimento per i mali altrui, che la ghigliottina finanziaria stesse per vibrare sul collo degli europei «un colpo alla Lehman Brothers» mentre il Wall Street Journal evocava «derive e venti che soffiano dalla vecchia Europa». Quasi tutti s’aspettavano l’inizio della fine della declinante Unione Europea nel gran rifiuto elettorale di circa dieci milioni di greci. Li si considerava chiamati a esprimere dopo il 6 maggio, in una sorta di referendum ordalico, la loro desolata avversità alla moneta unica, all’austerità di Berlino, agli impegni di rigore e di bilancio contrattati in cambio di aiuti con l’Ue, con la Banca europea, col Fondo monetario internazionale.

È avvenuto invece il contrario. La maggioranza degli elettori greci, pur lasciando spazio all’altissimo quoziente della confusa coalizione di sinistra del giovane Alexis Tsipras, ha rafforzato e privilegiato il tradizionale partito dell’euro, Nuova democrazia, fautore da sempre del negoziato e non dello scontro con le regole della Commissione di Bruxelles. Non solo. In felice coincidenza con l’esito delle urne elleniche s’è verificato il ballottaggio delle urne francesi che, confermando la maggioranza assoluta al partito socialista, mette ora nelle mani del presidente Hollande un potere nitido, lineare, non ricattabile né da commistioni nazionali né da pressioni internazionali. La naturale e direi fisiologica alleata della Francia hollandaina, al G20 di Los Cabos, non potrà essere che l’Italia di Monti: un’Italia per ora immune da contagi ravvicinati, stimata dal presidente Obama, priva di vincoli creditizi con Bruxelles, intenta a rispettare le scadenze pattuite per il risanamento del debito. Non va dimenticato inoltre che le istituzioni europee hanno concesso, proprio alla vigilia del G20, un prestito di 100 miliardi alle banche spagnole in crisi, ma non al governo di Madrid che in quanto tale è sempre sotto osservazione, anche nell’ottica dei mercati. I venti cattivi, che spiravano dalla vecchia Europa, sembrano potersi placare. Si avverte nell’aria una svolta, al tempo stesso europea e globale, che non potrà lasciare indifferente la maggiore accusata o quantomeno indiziata al tavolo messicano: la ridente e serpeggiante signora del rigore tedesco. Le cui ali di falca non stanno però calando quanto americani ed europei avrebbero desiderato. Non a caso il suo ministro degli Esteri, Westerwelle, è stato in qualche modo sottilmente da lei corretto nell’aver concesso in queste ore delicate, di transizione e di novità, messaggi di rassicurazione ai greci.

Vedremo se il momento della verità politica, dopo quella emotiva elettorale e quella rudemente economica, riuscirà a scattare o prendere almeno una prima forma gestibile, in senso operativo, durante il vertice dei capi di stato e di governo di fine mese. La tregua intrisa d’imprevedibilità, anche se ottimistiche, resta pur sempre fragile come tutte le tregue. Oramai l’agenda europea, aggirato il baratro greco, non potrà esimersi dal puntare realisticamente su obiettivi e scadenze anticrisi: non potrà ignorare la richiesta, che si leva da più voci martellanti e competenti, favorevoli alla messa in opera di garanzie europee sui depositi bancari, il che presuppone una spinta al processo di unificazione fiscale. Si tratta di un processo che in definitiva, mediante gestioni condivise dei debiti sovrani dei singoli Paesi, implicano di fatto l’avvio di un meccanismo federativo con relative cessioni di sovranità nazionale. Sarà qui il punto in cui la tregua, se Merkel e Hollande saranno in grado di consolidarla nel loro stesso interesse, potrà darsi la stabilità di una pace sovrannazionale e sfociare, alfine, in un rinnovato «contratto sociale» europeo: in parole semplici in una vera Federazione con una sua adeguata Costituzione.

Ha ben detto in proposito, sul Sole 24 Ore, Guido Rossi: «Se l’alternativa di uno Stato federale sul modello americano può ancora essere lontana, per le diverse tradizioni istituzionali dei singoli Paesi dell’Unione, non v’è dubbio tuttavia che rimane pur aperta l’opportunità di una Costituzione europea di diritto internazionale». Credo anch’io che dopo tante risse futili, tenebrose, spesso determinate da calcoli di bottega circoscritta e meschina, riusciremo o magari riusciremmo a garantire, con la rinuncia a mummificati pregiudizi di sovranità, il futuro che dovrebbe starci più a cuore: «La sopravvivenza del popolo europeo e della sua grande civiltà che non può essere distrutta da fallaci apparenze di egoismi nazionali».

“Il passaggio obbligato dell’Unione” di ENZO BETTIZA da La Stampa del 19 giugno 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009. Attualmente è Presidente del Consiglio comunale di Carpi e Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013.
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Una risposta a “Il passaggio obbligato dell’Unione” di ENZO BETTIZA da La Stampa del 19 giugno 2012

  1. Felice CELESTINO ha detto:

    “Spenta, almeno per il momento, la miccia della polveriera in Grecia, con la relativa sconfitta della sinistra antieuropea di Syriza e l’impegno di Antonis Samaras, leader conservatore di Nuova democrazia di costituire in tre giorni un governo di coalizione, ”
    Siamo tutti NEO -LIBERISTI .
    Mi domando quanto possa essere utile un’analisi così disinvolta e disinteressata ( ! ) come questa che fa coincidere le conclusioni con i pii desideri. Felice CELESTINO

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