“Tutti alla London scool of economics del bar di Serra” di Ugo Dovis per il Post del lettore

Il Post del lettore di Ugo Dovis

Mi sto seriamente convincendo che l’ amico di M. Serra abbia ragione. Forse per avere idee chiare in macroeconomia politica, sarebbe meglio frequentare un poco di meno la Bocconi o la London School of Economics, e frequentare un poco di più il bar di M. Serra !
Analogamente ragionando …… dopo anni di “aiuti alle imprese” siamo sempre a bagno nel guano.
Ci hanno detto: se regaliamo soldi alle imprese, esse cresceranno e così potranno assumere più persone e pagarle di più. Ma loro, incassati gli “aiuti” perchè mai avrebbero dovuto investire, sapendo che i beni prodotti, dato che la platea dei loro potenziali clienti è sempre più squattrinata, non glie li avrebbe comperati nessuno? Meglio rivolgersi alla finanza: ogni tanto qualcuno ci rimette le penna, ma quando le scommesse vanno per il verso giusto, si banchetta alla grande. E quando le banche sono senza soldi: che problema c’è? Tassiamo gli impiegati e le “ricapitalizziamo”!
Se, invece, provassimo, invertendo il ciclo del ragionamento, ad aumentare i salari e le pensioni, i lavoratori e i pensionati comincerebbero a spendere alla grande comperando beni e servizi(nessun pensionato INPS investe in speculazioni sui derivati!), e le imprese che li producono vendendo crescere le vendite, farebbero un monte di utili.
Il ragionamento è, certo, rozzo e banale (questo mio “pensiero”, a differenza dell’ amico di Serra, mi è venuto dopo un solo caffè e prima della prima sigaretta!), ma dimostra che i nostri mitici “imprenditori”, che investono solo se qualcuni i soldi glie li regala e “rischiano” solo in assenza di rischio, non sembrano essere capaci di pensieri gran chè più sofisticati ……..
Perchè, allora, si pretende che la qualifica di “imprenditore” sia di per sè un argomento legittimante ad aspirare alla guida del paese, mentre la qualifica di “impiegato” no? Perchè Montezemolo si e il rag. Brambilla no? Perchè corrono ansiosi di salvare il paese imprenditori con alle spalle mediocrissimi risultati “imprenditoriali” (qualcuno sa dire, ad esempio, che impresa gestisce o possiede la “imprenditrice” Santanchè?), mentre gli imprenditori bravi: quelli che cominciando dal nulla hanno creato imperi (senza neanche fare troppi debiti con banche “amiche” e senza neanche suscitare conflitti esagerati con le loro maestranze), non si sognano neppure di occuparsi di questioni in cui si riconoscono incompetenti (es.: Mr. nutella Ferrero, o Mr. luxottica Del Vecchio)?

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “Tutti alla London scool of economics del bar di Serra” di Ugo Dovis per il Post del lettore

  1. Francesco Forti ha detto:

    Non sono economista ma frequento bar in cui molti economisti discutono, ed a furia di ascoltare e fare domande qualche cosa credo di averla capita. Purtroppo molti credono nei “pasti gratis” e ritengono che se si regalassero soldi a destra ed a manca (si chiama “sostegno delle domanda”) le cose si metterebbero a posto. Chiaramente molti sono i furboni che in passato hanno dato “dateci soldi”, intesi come soldi pubblici, regalati. Ma regalati non sono perché se ci pensi sono sempre presi dalle nostre tasche. Noi potremmo farne buon uso ma qualcuno pensa di essere piu’ intelligente e di poterne fare un uso migliore. Allora che siano soldi regalati alle industrie o ai pensionati, il risultato non cambia perché quei soldi sono pur sempre soldi che prima stavano in altre tasche. Quindi comprimi la domanda del tartassato per aumentare quella di chi rivece il regalo. A livello macro economico il risultato è zero. Caso mai queste politiche sono ridistributive ma non risolvono il problema della crescita. Altre politiche di sostegno della domanda si basano su denaro facile (bassi tassi di interesse per il denaro preso facendo debiti) oppure sul fatto che la banca centrale puo’ stampare carta in cantina quando vuole. Il risultato netto qui si chiama inflazione e la conosciamo bene fin dagli anni 70. E allora mi chiederai, dove sta la soluzione? Non sta nel finto pasto gratis dei soldi regalati ma nel lavoro. Stupirà ma invece di lavorare di meno quando si è in crisi bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare di piu’. Soprattutto quando si hanno debiti. Anche qui non serve credo avere lauree in economia. Un buon padre di famiglia quando è pieno di debiti ha diverse alternative davanti. La prima è non rimborsarli, ma è chiaro che a questo punto è finito (fallito) e nessuno gli presterà piu’ nulla. La seconda è rimborsarli con una moneta svalutata (che equivale ad un default parziale) a cui seguirà pero’ un costante aumento dei tassi di interesse e quindi dell’onere del rimborso. L’ultima, come ogni buon lavoratore sa, è rimboccarsi le maniche e lavorare come un forsennato. Cosa a cui forse non siamo piu’ abituati. È la soluzione piu’ dura, lo so ma considerando che non esistono pasti gratis e che il conto arriva sempre, prima o poi, è la soluzione piu’ onesta.

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