“San Felice, le foto magiche per ricominciare” di NICOLA SALDUTTI dal Corriere della Sera del 10 giugno 2012

È materia delicata, quella dei ricordi. Soprattutto se scorrono immagini che non ci sono più. Come la Torre di San Felice sul Panaro. Come il suo orologio. La rocca degli Estensi. Eppure i ricordi servono a ricominciare. A ripartire. Nonostante tutto. Le hanno raccolte quelle foto di questi ultimi dieci anni, sono nei cassetti dei fotografi che le hanno scattate, nelle memorie dei computer, negli occhi di chi, in un pomeriggio di primavera, ha fatto tappa nel cuore dell’Emilia. Volti di clown e giocolieri. Di pupazzi, re e regine. Perché non è mai stato un Carnevale come gli altri. Anzi a dirla bene non lo è proprio. Si chiama Magico, come il mondo di questa terra martoriata dal terremoto. Un piccolo sogno. Per un pomeriggio tutto si trasformava in un grande set, un paese che diventa un grande racconto. Prima pochi fotografi, nel 2003, poi cento. Quest’anno ne sono arrivati più di duemila. Gli abitanti di San Felice trasformati in attori, comparse dell’immaginazione. Agricoltori, artigiani, impiegati, casalinghe.
L’idea è nata da un fotografo-regista, Mario Lasalandra. Che in questi giorni è tornato a trovarli: è arrivato in auto ma poi ha preso la bicicletta dal bagagliaio e ha proseguito il suo viaggio. Ha visto le stalle distrutte ma anche i campi di grano non ancora maturo. E poi la Rocca, il castello medievale che è l’anima della città. Era questo il teatro nel quale si preparavano e dal quale sfilavano i personaggi. Adesso la villa Ferri, con l’imponente scalinata, non c’è più. La torre dell’orologio che batteva le ore su Piazza Matteotti neppure. Luciano, il tecnico del suono, abita lì. Lì si affacciano le terrazze di Mara, l’animatrice dell’iniziativa. E poi c’è la Piazzetta Posta dove Isabella faceva la parrucchiera aiutata dall’amica Cesarina. L’infaticabile Alfredo Reggiani che coordina tutto. Angiolino, il falegname. Un intero Paese immerso per un giorno in una favola. «Mi ricordo quando i ragazzi di San Felice mi misero a disposizione tutti gli abitanti per realizzare questa idea. Dicevo: immaginate di venire dall’aldilà. Stupitevi, date voce ai vostri gesti. Erano in cento i fotografi. Quest’anno ne sono arrivati duemila…», racconta Lasalandra. La sua cura per i dettagli, tutto doveva essere pronto in pochi minuti. Una sola prova. Perché l’estemporaneità per chi scatta immagini conta più di tante altre cose. Anche da Este, da Padova arrivavano gli attori-non attori. Tabarri, cappelli, corone. Ogni anno un tema: Re e Regine, Fantocci e Burattini, Giorno di Nozze, Guerra e Pace, omaggio a Fellini, Santi e Miracoli l’11 marzo. In occasione dell’edizione dedicata a «Viva l’Italia», hanno persino realizzato dei cavalli. E poi le nebbie. Sì proprio quelle dell’Emilia, con il fumo. Perché in fondo Magico era un po’ malinconico: «Sono andato nelle tende e mi hanno detto: dobbiamo farlo anche quest’anno…». Alfredo, Luciano, Cesarina, Isabella. Rosa, che ha il negozio di fotografia. Antonino il falegname. C’è un po’ di imbarazzo a parlare di festa quando ancora la terra trema, insicura. Ma forse è quasi un dovere, per ripartire. Vivono nelle tende gli abitanti di San Felice. Il comune, i vigili sono sotto un tendone di plastica. E allora riguardiamo le foto della gioia: il cortile del castello pieno di attori-non attori. Abiti colorati, trucchi da circo. I fumi rossi che avvolgono le mura. Guanti bianchi che muovono l’aria. Eccolo San Felice sul Panaro, ecco i suoi ricordi buoni da cui si può ripartire. Sembra di sentire le voci del castello: «Presto, presto, al trucco, bisogna cominciare». Eccoli che escono lentamente dal portone principale, sfilano in ogni vicolo. In silenzio. I fotografi li aspettano per acchiappare con uno scatto i loro sogni, i loro volti. Centinaia di immagini. Un film a cielo aperto. La Rocca era il teatro, il deposito degli abiti dove venivano custodite le scenografie. E poi tutte le finestre addobbate. Tutto San Felice diventa una sequenza di set fotografici, con i mimi e i loro gesti surreali. Ci sono gli scatti dei fotografi per un giorno e le immagini dell’occhio profondo di Gianni Berengo Gardin.
È vero, adesso sembra una città fantasma, ferita nella sua storia, nei suoi luoghi dalla terra infida. Aveva deciso che quest’anno no, sarebbe stato l’ultimo anno per Magico. Perché a un certo punto si può essere stanchi. Alla cena che il comune dona a tutti i cittadini alla fine della manifestazione l’aveva anche detto: questa è l’ultima edizione. «Trascuro la mia pittura, datemi un anno di riposo», aveva detto Lasalandra, fotografo-poeta. Ma la città non vuole fermarsi. C’è anche il titolo per l’edizione dell’anno prossimo: «Diario di un sogno». Certo è più difficile immaginarlo tra le macerie. Spiega il sindaco, Alberto Silvestri: «Vogliamo tornare al più presto in quella direzione ma le continue scosse ci riportano sempre al punto zero. Mi piace pensare a Magico come simbolo della nostra rinascita. Adesso dobbiamo fare molte cose ma la Rocca è il nostro simbolo. Anche della voglia di ripartire». Anche da una fotografia.

“San Felice, le foto magiche per ricominciare” di NICOLA SALDUTTI dal Corriere della Sera del 10 giugno 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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