“L’AMACA” di MICHELE SERRA da La Repubblica del 10 giugno 2012

“Ma se ce li dassero direttamente a noi, non sarebbe meglio?”, dice il mio amico T. commentando, al tavolino di un bar, i titoli di giornale sull’ennesima barcata di miliardi destinati dall’Ue alle banche spagnole. T. non è esattamente un intellettuale, come documenta il dassero.
Dunque non possiamo esigere da lui una raffinata conoscenza dei meccanismi economico-finanziari. Ma il sospetto che abbia una parte di ragione (al quarto caffè e alla decima sigaretta gli capita spesso) non è facile da diradare.
Perché fin qui, ormai al quarto anno di una crisi cominciata nel 2008 (grazie alla demente ingordigia del capitale finanziario, complici o addirittura artefici proprio alcune grandi banche), a parte i tagli ai bilanci pubblici il solo intervento notevole, e quantitativamente smisurato, è stata la continua iniezione di denaro (pubblico) per salvare le banche americane ed europee. Di economia capisco quasi quanto T., cioè poco. Ma al salvataggio del sistema creditizio non direi proprio che abbia corrisposto una migliore circolazione del denaro, e un accesso al credito più agevole. Se ce li dassero direttamente a noi, non è scontato che faremmo (faressimo?) molto peggio.

“L’AMACA” di MICHELE SERRA da La Repubblica del 10 giugno 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “L’AMACA” di MICHELE SERRA da La Repubblica del 10 giugno 2012

  1. adriano ha detto:

    Se anche ad un attento osservatore di costume come Michele frullano simili idee, comincio davvero a preoccuparmi: avranno mica inventato un modo più raffinato e incruento (per “loro”) di spremerci anche i sudati risparmi? Gli interventi vanno proprio lì: rendimenti sui titoli a tasso zero; prestiti, quando esistono, all’ otto; tasse in crescita sugli immobili con autentiche stangate sulla seconda casa.
    E poi c’è una cosa che mi preoccupa ancora di più: mi sapete scovare una istituzione che si salvi dal verminaio in cui sta sprofondando questa società? L’amministrazione publica è impegolata in mille scandali, lo sport non naviga meglio, la chiesa è ancora nell’occhio del ciclone, la protezione civile è stata parecchio sbertucciata, la guardia di finanza ha forgiato alcuni generali di stampo sudamericano anni ’70, il sindacato con bonanni e angeletti non gode di buona salute, il volontariato appare troppo spesso solo per episodi di vergognosi imbrogli, gli aiuti umanitari sono spesso trappole ulteriori per i destinatari, la stampa (chiedo scusa, ma lo vedo) è un pollaio di micro interessi parapolitici. E sto mettendo un velo pietoso sui soliti noti: arrivisti politici, profesionisti disonesti, industriali arraffoni, cittadini profittatori, etc. etc.
    Non è che siamo di fronte ad una azione di screditamento ben orchestrata che poi ci porterà all’uomo della provvidenza?

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  2. Ugo DOVIS ha detto:

    Mi sto seriamente convincendo che l’ amico di M. Serra abbia ragione. Forse per avere idee chiare in macroeconomia politica, sarebbe meglio frequentare un poco di meno la Bocconi o la London School of Economics, e frequentare un poco di più il bar di M. Serra ! (Ndr continua qui nel Post del lettore)

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