“Sollevamenti e cedimenti, i misteri del sisma” di Giovanni Caprara dal Corriere della Sera del 9 giugno 2012

A Mirandola la terra si è alzata di 12 centimetri. L’energia sprigionata non è quantificabile

«Nel caso di una ripresa dell’attività sismica nell’area già interessata dalla sequenza in corso, è significativa la probabilità che si attivi il segmento tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati nella sequenza; non si può altresì escludere l’eventualità che, pur con minore probabilità, l’attività sismica si estenda in aree limitrofe a quella già attivata sino a ora». Questa affermazione della commissione Grandi rischi diffusa ieri ha posto molte domande. «Per quello che ci insegnano le statistiche storiche e le sequenze sismiche delle scorse settimane — dice Stefano Gresta, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Ingv — non possiamo escludere che altri terremoti si possano manifestare ma arrivare a dire che esista una significativa probabilità che accada mi sembra azzardato. Non abbiamo le conoscenze scientifiche per sostenerlo».
I sismologi dell’Ingv dal primo terremoto violento del 20 maggio e in seguito hanno spiegato che l’area della Pianura Padana si era caricata di energia nelle ultime centinaia di anni e che con la prima grande scossa della magnitudo di 5.9 gradi della scala Richter e le successive altrettanto significative oltre il quinto grado, il sottosuolo si stava liberando di questa energia. Se tale processo si sia concluso del tutto nessun geofisico lo afferma; anzi, si è detto che la terra potrebbe tremare ancora per la semplice ragione che «anche se le scosse stanno riducendosi nell’area colpita — continua Gresta —, non sappiamo quanta altra energia sia ancora disponibile. Il fenomeno è complesso e non abbiamo le conoscenze di quanto sia accaduto nel sottosuolo. Perciò esistono dei limiti nel prevedere l’evoluzione del fenomeno che non vanno superati. Quindi, non riesco a capire l’affermazione della Commissione».
Il settore «Rischio sismico» della commissione Grandi rischi presieduta dal fisico Luciano Maiani e formato da 11 esperti (geotecnici, geofisici, ingegneri e un architetto), si era riunito nei giorni scorsi per esaminare i fatti accaduti in Emilia preparando un documento diffuso dalla presidenza del Consiglio dei ministri. «L’ipotesi pronunciata è forte e non si basa sui comportamenti osservati nelle scorse settimane — aggiunge il presidente dell’Ingv —. Inoltre non deriva da una valutazione dei nostri ricercatori sismologi, nessuno dei quali è rappresentato nella commissione mentre forse sarebbe opportuno. Il fatto che non si possa escludere un altro sisma non significa che esista la probabilità che avvenga. La “probabilità” ha un significato diverso. Certo potrebbe continuare ma è impossibile dire in che modo e quando: fra giorni, settimane o mesi».
Le valutazioni espresse dalla commissione Grandi rischi hanno sorpreso non poco anche il professor Enzo Boschi, ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e protagonista del vigoroso rafforzamento dato all’Istituto negli ultimi decenni. «Non si possono fare previsioni del genere — sottolinea Boschi — e, se si è certi, si deve spiegare come si è arrivati a simili conclusioni. Se invece si rimane nella genericità, allora questo criterio di rischio vale per qualunque luogo della nostra Penisola e in qualsiasi momento. Io sarei più preoccupato per la zona della Sicilia o del Pollino dove si registra un’intensificazione delle scosse».
Ora i ricercatori sono impegnati nell’analisi dei dati raccolti sia a terra che nello spazio attraverso i quattro satelliti CosmoSkymed dell’Agenzia spaziale italiana Asi. «Con le mappe fornite dall’Asi — precisa Eugenio Sansosti dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Cnr — abbiamo potuto stabilire che l’area coinvolta dai sismi tra Mirandola e San Felice sul Panaro dal 27 maggio a 4 giugno si è sollevata di 12 centimetri. Invece non abbiamo una precisa spiegazione dell’abbassamento del suolo di quattro centimetri avvenuto nella zona di Finale Emilia: potrebbe essere un assestamento non legato al sisma. Questi dati serviranno a elaborare dei modelli matematici finalizzati a ricostruire ciò che è successo nel sottosuolo, vale a dire il meccanismo che ha innescato il sisma».
Mentre gli scienziati seguono il fenomeno e cercano di spiegarlo con la cautela necessaria alla limitatezza delle conoscenze e dei mezzi d’indagine, al di fuori dei confini della sismologia sembra emergere un «principio di precauzione» per sfuggire alle responsabilità. Sarebbe invece indispensabile aumentare la consapevolezza di vivere in un uno dei Paesi a maggior rischio sismico impegnandoci seriamente nella prevenzione.
@giovannicaprara

“Sollevamenti e cedimenti, i misteri del sisma” di Giovanni Caprara dal Corriere della Sera del 9 giugno 2012

Annunci

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.