“Quei bambini costretti a fare gli adulti il nuovo gioco al tempo del terremoto” di MICHELE SMARGIASSI da La Repubblica del 3 giugno 2012

Lo psicologo: cercano di proteggere i genitori, vederli in ansia li spaventa

MIRANDOLA – Ogni mattina, al momento giusto, la campanella delle scuole medie Montanari di Mirandola suona l´inizio delle lezioni, la ricreazione, il cambio d´ora. L´eco rimbomba nell´edificio inagibile. Nessuno ha trovato il modo o il tempo di disattivare l´automatismo. Per mamma Silvia invece quel suono ha un senso: «La scuola chiama i suoi bambini, come una gatta i suoi gattini…». Ma i bambini non vengono. Non sono a scuola, né a casa, il terremoto li ha sparsi per la città come pollicini nel bosco e chissà quando tornano.
I luoghi sono quelli della vita di tutti i giorni, ma non sembrano più gli stessi. Tra le altalene e i cavallucci nel prato del quertiere Favorita, papà ha piantato la tenda e mamma fa la frittata, non è più un parco giochi, è casa, e la piccola N, cinque anni, sembra stupita che si possa restare giù a giocare anche quando vien buio, e poi incredibile, dormire lì, all´aperto, senza tornare nella casa che sta laggiù in fondo. Ma qualcosa non torna. N gioca con due amichette, mette i peluche sul tavolino e poi assieme lo scuotono, «brum brum terremoto!».
Se fosse solo una vacanza, non sarebbe strana. Siamo in Emilia, dove i bambini vengono su a forti dosi di campi estivi comunali fin da piccoli. E Antonio Martino dell´Agesci di Bologna che organizza l´animazione alla tendopoli centrale, lo sa e ne approfitta, «lo scopo è ricostruire una normalità rassicurante fuori dal luogo rassicurante per eccellenza, la casa». Nel campo sportivo che l´Uisp ha «difeso coi denti» dall´invasione delle tende, gli scout fanno giocare al re che dà i nomi al mondo, «come la chiamiamo questa strada?», «via del sole!», che è meglio di «fila 14». Ma anche qui non è tutto rosa come sembra, ecco G che scoppia a piangere senza apparente motivo, ecco F che vaga troppo spaventata «non trovo più la mia tenda». Dentro questa strana colonia estiva dove vengono anche mamma e papà, dove la vita prepotente continua (ieri è nata una bimba, tra le tende blu), c´è tutta l´ansia di un mondo che un tremore sotto i piedi ha stravolto.
Non facciamoli troppo inconsapevoli, i bambini. «Sono esperti, sanno distinguere una scossa del due da una del quattro»: Federica Ronchetti, psicoterapeuta dell´Ausl, li vede tutti i giorni, «i bambini sono persone serie. Hanno vissuto la paura, hanno visto la paura sul volto dei genitori. Chiedono serenità, non finzioni, non si deve dire loro che è solo un bel campeggio».
Mai ingannare i bambini. Li ha già fregati abbastanza il terremoto brum brum. Al campo Todi, mamma Franca è preoccupata per il suo Luca, sette anni. «Lo abbiamo svegliato nel cuore della notte, poi ha visto la sua scuola rotta, non gli nascondiamo nulla, ma i primi giorni era sereno, ora invece mangia poco, è diventato nervoso, aggressivo». Gli mancano i compagni di classe, gli mancano i suoi giocattoli. Ma in realtà «li spaventa l´ansia dei genitori», spiega Grete Pozzetti, la psicologa che fa i colloqui. «Quando vengono accompagnati dalla mamma, prima di parlare la guardano. Il viso della mamma, per un bambino, è un semaforo: posso andare? Devo fermarmi? Se capiscono che raccontare quel che hanno dentro farebbe soffrire mamma, tacciono. Appena lei si allontana, parlano».
Paterni, improvvisamente troppo adulti, i bambini del terremoto proteggono i loro genitori. Sono in ansia per loro. Nella tendopoli di Finale, Save the Children ha allestito un grande, arioso (per quanto possibile in quest´afa) tendone per i giochi. I bambini ci vengono da soli, anche questa è per loro una cosa fuori dal comune. Ma ogni cinque o dieci minuti, G si allontana con un pretesto, «pipì», «dimenticato una cosa», «vado a bere». «Sono scuse, va a vedere se papà sta bene», ti spiega sottovoce Chiara, educatrice delle materne, ora volontaria in maglietta rossa gonfia di un pancione di sette mesi. I papà scompaiono, in questi giorni, e non è come quando vanno a lavorare che si sa a che ora tornano, vanno e vengono a ore strane, sono sempre al cellulare, sono nervosi, un bambino non sa niente della fabbrica che chiama, della fila per i documenti o dell´appuntamento coi pompieri per recuperare un po´ di roba nella casa lesionata. «Informate i bambini, senza ansia, ma non inventate nulla», ripete la psicologa, «se si sentono ingannati perdono l´ultima difesa, la fiducia».
Nessun bambino può permetterselo. Qualcuno più di tutti. A Stuffione, sotto l´argine del Panaro, in un paradiso di fagiani e siepi di bosso, è pericolante una speranza. Da quindici anni, grazie a una miracolosa donazione, la Lucciola onlus accoglie bambini autistici, down, psicotici, in una villa del Seicento che da martedì scorso è una ragnatela di crepe. Quella mattina alle nove un´educatrice ha fatto un atto d´eroismo trascinando fuori cinque ragazzini paralizzati dal terrore. Non è un centro residenziale, i trenta frequentatori potrebbero rimanere a casa, ma per Emma Lamacchia, presidente, sarebbe una tragedia nella tragedia: «Insegniamo a questi ragazzi che il mondo non è pauroso e terribile: se li mandassimo via, si convincerebbero che invece è proprio così». Così, tendone nel prato, pranzi offerti dall´agriturismo Lanterna di Diogene, e tanto bisogno di aiuto. Le speranze non devono crollare come i muri.
Vale per tutti i bimbi del terremoto. Che hanno negli occhi i loro giochi rovesciati per terra e abbandonati lì, «perchè la mamma non mi sgrida di rimettere in ordine?», ma lo sanno già il perché, è stato il terremoto brum brum, si è preso la casa che prima era rifugio e adesso è così minacciosa da starci lontani, il terremoto cambia tutte le cose, tranne una. C´è ancora mamma, c´è ancora papà: la vera casa è questa. P ha disegnato la tenda blu del campo e sotto c´è lei ben stretta per mano ai genitori, e tutti sorridono. «Poi, quando è finito il terremoto torniamo a casa». Il terremoto non è più un evento, è un periodo, una parentesi che finirà, come le vacanze di Natale che dopo si torna a scuola: i bambini hanno già inserito il sisma nel ciclo rassicurante del tempo, gli psicologi direbbero che ne hanno ricavato una «verità narrabile». Poi però la tenda deve tornare casa, le parentesi si devono sempre chiudere, lo dice sempre la maestra. E la scuola di Mirandola disperata reclama i suoi bambini. Per chi suona la campanella?

“Quei bambini costretti a fare gli adulti il nuovo gioco al tempo del terremoto” di MICHELE SMARGIASSI da La Repubblica del 3 giugno 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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