“Solo parole” di Giovanni Taurasi

È quell’ora strana che non sai se definire notte o mattina, perché le lancette sono incerte e ferme lì sulla soglia tra il buio e la luce e gli uccellini hanno appena cominciato a cinguettare. La tensione accumulata fin dalle prime scosse di terremoto non ti consente però di addormentarti, nonostante la lunga giornata alle spalle, anche se devi essere in piedi dopo poche ore. Allora provi a sfogarti, scrivendo qualche banalità. Pensi che hai appena attraversato la tua città ferita come non l’avevi mai vista, in un’atmosfera surreale, con gente che dorme nei parchi o nelle auto e case abbandonate. Pensi ai comuni vicini distrutti, ai lutti, al dolore. Pensi alla morte di quel parroco a seguito del crollo della sua chiesa, e a quando ti insegnava religione a scuola, e se gli girava ti mandava anche a quel paese (e in fondo te lo eri meritato). E poi pensi che sarà pure come ci hanno sempre detto, che le generazioni che vivono questo tempo sono fortunate: “perché in fondo non hanno conosciuto la guerra”.
Ma cazzo, pensi, in guerra almeno il nemico sai chi è. Puoi scegliere da che parte stare. Puoi decidere chi combattere. Ma oggi, il nemico dov’è? La natura che si scatena coi terremoti? L’economia che provoca la crisi? L’inquietudine delle persone che genera rancore?
Come la combatti la natura? Come la combatti l’economia? Come la combatti l’inquietudine? Sono nemici invisibili e indefinibili. Non esistono nemmeno armi adeguate.
Ed è proprio quando ti interroghi su tutto ciò che ti viene in mente quel sorriso stampato sul viso di don Ivan alle celebrazioni del 25 aprile a Rovereto, che ricordi le sue battute quel giorno su rossi e bianchi, i suoi ricordi di quando c’erano i democristi e i comunisti.
E poi ti vengono in mente i tre bambini venuti alla luce nella mattinata, tra una scossa e l’altra, nel cortile dell’ospedale appena evacuato.
E allora capisci che un arma c’è. E che quest’arma si chiama speranza. E che la speranza in fondo non la può uccidere niente e nessuno, se tutti la teniamo in vita!
GT

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “Solo parole” di Giovanni Taurasi

  1. adriano ha detto:

    Saranno anche “solo parole” quelle scritte nell’articolo, ma sono meravigliose: vanno dritte al bersaglio grosso. Fanno bene allo spirito.

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