«Noi, terremotati e già dimenticati» di PAOLO MALAGODI dal Corriere della Sera del 26 maggio 2012

Caro direttore, da domenica passo la notte in macchina, tra brevi assopimenti, aspettando che il buio finalmente cessi. Sono nato qui e in questa terra mi ostino a restare, da terremotato. Bondeno, nella parte occidentale della pianura ferrarese, confina con il Modenese, Finale Emilia è a pochi chilometri. Tutto è cominciato quella primissima mattina di domenica, con la mia sveglia puntata alle 4.30. Dovevo essere alle 5 al Santuario della Madonna della Pioppa, in Ospitale di Bondeno, per la festa dell’Ascensione. Ma il risveglio è stato anticipato, da quel profondo e cupo boato che per un tempo che sembrava infinito ha accompagnato il sussultare delle case. La mia con le travi in legno di almeno un secolo fa ha vibrato senza cedere, ma con vistose fessurazioni nei punti di appoggio della copertura: il danno è relativo, di qualche migliaio di euro, e ci si può vivere.
Almeno di giorno, quando la paura per le ricorrenti scosse — ci dicono di assestamento — si diluisce nel chiarore e nella possibilità di uscire rapidamente.
Ma di notte no, quando ogni scricchiolio sembra l’avviso del disastro o anche un brusio di tuono l’antifona del rombo terrificante. Si sta in macchina, tra brevi assopimenti, attendendo che il buio cessi. Una situazione comune a decine di persone solo qui intorno, senza necessità di tendopoli né di pasti distribuiti, ma con le proprie attività rallentate se non interrotte e senza capire se qualcuno ci aiuterà per i danni. Perché si è parlato di rinvio, non di esenzione, per l’Imu delle case inagibili mentre per quelle — come la mia tra le tantissime altre — danneggiate ma non tecnicamente inagibili nulla sarà dovuto. Né, con i 50 milioni sinora stanziati, sembra abbia significato un sostegno governativo che — poste anche in sole 500.000 le persone residenti nell’area terremotata — assomiglierebbe all’elemosina di 100 euro per residente.
In altre situazioni — ed ero nel 1972 in Ancona come professore universitario — si è considerato indispensabile aiutare il territorio globalmente interessato, con esenzioni fiscali e provvidenze generalizzate che, a quel tempo, includevano ad esempio anche la non chiamata di leva per i giovani anconetani. A ciò si sono aggiunti interventi specifici, soprattutto di natura creditizia ed a tasso agevolato, per le case e le attività economiche particolarmente danneggiate. Si dirà che allora c’erano soldi, mentre oggi no. Ma, nello stesso tempo, pur ridotti continuano i finanziamenti ai partiti e la somministrazione, ad esempio, di 60 milioni statali alle radio «politiche».
La nostra insoddisfazione, nutrita dall’incessante angoscia per una terra che continua a tremare, si unisce alla rabbia per non vedere nessuno — al di là della fugace comparsa di Mario Monti — dei politici di spicco in doverosa visita a questo territorio: dov’è Pier Ferdinando Casini già eletto nella Dc con i voti di queste zone? O nella «sua» Mirabello, dov’è Gianfranco Fini, o nella «sua» Emilia, dove sta Pier Luigi Bersani? Poi ci si vorrà stupire della valanga dei voti data a un qualunque «Grillo»?

«Noi, terremotati e già dimenticati» di PAOLO MALAGODI dal Corriere della Sera del 26 maggio 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a «Noi, terremotati e già dimenticati» di PAOLO MALAGODI dal Corriere della Sera del 26 maggio 2012

  1. QuintoStato ha detto:

    Ieri per sapere qualcosa del terremoto in Emilia ho dovuto inoltrarmi nelle pagine regionali di Repubblica (la testata serve solo come esempio). Nelle prime 64 pagine non c’era una riga sugli eventi sismici e la situazione disastrosa dei territori colpiti. Ai direttori dei quotidiani nazionali vorrei arrivasse questo messaggio: se pensate che non faccia notizia che pressappoco ogni mezz’ora dalla notte del 20 maggio registriamo una scossa di terremoto in Emilia con epicentro nella bassa modenese, magari potreste dedicare qualche riga al curioso happening che spinge quasi 7 mila persone a vivere in tenda in tali zone. Giusto per capire se sono lì per fare un po’ di campeggio…
    GT

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  2. bea ha detto:

    niente di nuovo si sapeva gia’ che questo è un terremoto di serie B , QUESTA REGIONE SERVE SOLO X FARE SOLDI COME TUTTE LE REGIONI DEL NORD ( NON SONO LEGHISTA ) MA LA REALTA’ E’ QUESTA , NOI DOBBIAMO LAVORARE E ARRANGIARCI DA SOLI , MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANA ………..nella vita mi sono pentita di essere stata ONESTA

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