“Simbolo della riunificazione d’Italia” di EMANUELE MACALUSO da L’Unità del 25 maggio 2012

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NEL SUO DISCORSO IN OCCASIONE DEL PRIMO MAGGIO SOTTOLINEÒ IL FATTO CHE I SINDACATI, NEL CELEBRARE L’EVENTO, AVEVANO SCELTO QUESTE PAROLE: «LA SPERANZA, LA PASSIONE, IL FUTURO». Ebbene, posso testimoniare che quelle parole erano nella mente e nel cuore di Placido Rizzotto e, con lui, di tanti contadini che, come lui, avevano fatto la guerra, e, con i loro padri, avevano «fame di terra e sete di giustizia». Insieme a questi lavoratori si schierarono e si batterono giovani intellettuali che capirono una cosa essenziale: lottare in Sicilia con lo spirito unitario della Resistenza al Nord, con i valori le speranze di quella epopea, per abbattere, in questa terra, il sistema semifeudale, il baronaggio, la mafia e dare alla Sicilia autonomia e libertà. Rizzotto, che aveva combattuto con l’esercito di Liberazione, esprimeva questi due momenti e movimenti che al Nord e al Sud sancirono la riunificazione dell’Italia, con la Repubblica e la Costituzione. In quegli anni contro il movimento contadino si scatenò una reazione violenta, che si manifestò con l’uccisione di 36 dirigenti delle leghe e delle Camere del Lavoro, con la strage di Portella. Ma anche con arresti, carcere e processi. Tuttavia, il sindacato non si arrese. Un anno dopo l’uccisione di Rizzotto, la Cgil organizzò nel corleonese grandi occupazioni di terre, sfidando la mafia di Luciano Liggio e Michele Navarra. Io, in quella occasione, sono venuto a Corleone e La Torre andò a Bisacquino. La Torre, con accuse assurde e false, fu arrestato e tradotto all’Ucciardone insieme ai contadini che occupavano le terre dove stette un anno e mezzo. Grande, anche dopo quelle repressioni, fu la resistenza dei contadini del Corleonese. In questi anni, purtroppo, come «corleonesi» sono stati indicati mafiosi spietati nemici di Corleone, patria di Rizzotto e di Bernardino Verro, sindaco socialista ucciso dalla mafia nel novembre 1915. Nel 1893 Verro aveva fondato uno dei primi fasci siciliani. E a Corleone fu stipulato il primo contratto nazionale di mezzadria. Nella cerimonia, con i funerali di Stato alla memoria di Rizzotto, presente il Presidente della Repubblica, onoriamo e ricordiamo tutti i morti nella lotta alla mafia come eroi della patria. Infine, vorrei ricordare che dopo la guerra di Liberazione, l’Italia, dal Nord alla Sicilia, risorse grazie anche al sindacato unitario di Buozzi, Di Vittorio, Grandi, Rizzotto. Ricordiamolo tutti, oggi che il Paese è chiamato a uno sforzo comune, nell’interesse generale, che quegli anni ricorda. Il sindacato unito può essere ancora l’asse portante di una nuova rinascita: onoriamo con Rizzotto tutti i martiri del terrorismo mafioso.

“Simbolo della riunificazione d’Italia” di EMANUELE MACALUSO da L’Unità del 25 maggio 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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Una risposta a “Simbolo della riunificazione d’Italia” di EMANUELE MACALUSO da L’Unità del 25 maggio 2012

  1. adriano ha detto:

    Fa male al cuore leggere cose simili: dopo tanti anni la situazione appare maledettamente la stessa.
    A volte davvero prende lo scoramento: solo simili moniti riscono a giustificare la voglia di insistere.

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