“IL TRAMONTO DI UN´EGEMONIA” di MARC LAZAR da La Repubblica del 7 maggio 2012

Non si può considerare una vittoria di François Hollande, ma è invece e prima di tutto la sconfitta di Nicolas Sarkozy; la sinistra non ha vinto, è la destra che ha perso. Queste formule, che in questi casi sono ricorrenti, sono in buona parte fondate. Dunque, Hollande avrebbe semplicemente beneficiato dell´aumento di disoccupazione, precarietà e disuguaglianze, per cui i francesi puniscono il presidente uscente che cinque anni fa faceva promesse mirabolanti? Dovremmo allora pensare che il successo di un socialista in Francia sia privo di un qualsivoglia significato politico e ideologico? L´arrivo di François Hollande all´Eliseo va tuttavia ricollocato in una prospettiva storica francese ed europea. Il fatto che per la seconda volta un socialista sia eletto presidente della Repubblica, dopo François Mitterrand, rientra in una dinamica di ascesa della sinistra, dalle elezioni municipali del 2008 alle regionali del 2010 (è al governo in 22 regioni su 25), dalle cantonali del 2008 a quelle del 2011, con la sola eccezione delle europee del 2009. L´elevata partecipazione alle primarie dell´autunno scorso conferma la mobilitazione in atto. Se la sinistra socialista (alleata ai Verdi) vincesse le legislative del 10-17 giugno, conquisterebbe una posizione egemonica, con la presidenza della Repubblica, il primo ministro, l´Assemblea nazionale, il Senato (passato ai socialisti nel 2011, per la prima volta nella storia francese), le regioni e gran parte dei comuni. Una simile ascesa fa pensare che il Ps sia di nuovo in sintonia con una parte dei francesi.
Certo, come dimostrano i sondaggi realizzati prima, durante e dopo il voto, gli elettori hanno espresso, più che un´adesione entusiastica a François Hollande, la loro ostilità nei confronti di Nicolas Sarkozy. Ma dal loro voto si desume un duplice processo. Da un lato, il blocco sociale costruito da Sarkozy nel 2007 si è disgregato, perdendo consensi in gran parte dei ceti popolari e tra i lavoratori dipendenti del settore privato. Dall´altro è venuta meno, con lo spostamento del suo centro di gravità verso l´estrema destra, l´egemonia culturale imposta da Sarkozy, con le sue idee di destra frammiste a qualche riferimento preso a prestito dalla sinistra.
Deciso e prudente, François Hollande ha spiegato che il suo obiettivo è il risanamento delle finanze pubbliche e il rilancio della crescita a livello europeo. Sul piano sociale ha fatto promesse limitate, in vista della congiuntura economica, prospettando l´aumento del salario minimo e delle assunzioni in alcuni settori pubblici, in particolare nella scuola. Ha annunciato una grande riforma fiscale per colpire i redditi più elevati e una serie di misure in favore dell´occupazione giovanile. Su alcune tematiche sociali ha avanzato proposte liberali, ben sapendo che i francesi sono ormai piuttosto permissivi, ma è stato fermo a proposito dell´immigrazione clandestina e di quella economica, così come in materia di sicurezza; e ha rifiutato la legalizzazione della cannabis. Ha quindi assunto una posizione pienamente riformista, inedita in Francia; e contende il centro a una destra radicalizzata. Inoltre François Hollande ha tentato a sua volta di formare un nuovo blocco sociale, e di instaurare un´altra egemonia culturale: ma questa costruzione è ancora molto fragile. Con lui i socialisti francesi sono ora più vicini ai loro omologhi europei, conservando però alcune delle loro peculiarità – tra cui il ruolo preminente assegnato allo Stato. Ovviamente, resta da vedere quale sia la vera personalità del nuovo presidente, e cosa realmente potrà fare.
Il risultato francese segna una svolta europea? Dalla fine degli anni Novanta la destra ha prevalso largamente. Mentre nel 1997 tredici Stati, sui quindici che componevano l´Unione Europea, erano governati dalla sinistra, nel 2012 – alla vigilia del 6 maggio – nell´Unione dei 27 la sinistra era al potere in due soli Stati: la Slovacchia e Cipro (pur facendo parte di coalizioni in Belgio, Lussemburgo, Grecia, Austria, Irlanda e Finlandia). Le elezioni europee del giugno 2009 hanno visto la destra e il centro-destra superare la sinistra in 21 Paesi su 27. Questi dati, cui si erano aggiunti numerosi altri indizi (calo del numero di iscritti, minore influenza tra i ceti operai e popolari, declino dell´attrattività intellettuale della sinistra), hanno indotto a pensare che il dominio della destra fosse ineluttabile e duraturo. Anche perché i valori che proclamava sembravano in sinergia con le società europee in fase di invecchiamento, sempre più impaurite e disorientate, dominate dal trionfo dell´individualismo, dell´edonismo e del culto del denaro. C´è dunque da chiedersi se la vittoria di Hollande segni una battuta d´arresto in questo predominio della destra, o forse l´apertura di un nuovo ciclo politico. Certo, la destra è stata punita proprio perché è al potere nella maggioranza dei Paesi dell´Unione. Ma fors´anche per ragioni più profonde. Perché il fascino nel liberismo risente della crisi. Perché oggi gli europei, preoccupati del loro presente e del loro futuro, chiedono maggiori tutele. Perché i populismi avanzano ovunque, sfidando sia la destra che la sinistra – ma allinearsi ad essi, come ha fatto Sarkozy, vuol dire alienarsi il centro, e quindi favorire i partiti socialdemocratici, oramai più “democratici” che “sociali”.
Saranno decisivi diversi altri risultati elettorali. Ad esempio in Grecia, dove ieri, com´era prevedibile, i socialisti sono stati schiacciati, e in Olanda; ma soprattutto, l´anno prossimo, in Austria, in Italia e in Germania. La sinistra può vincere perché gli elettori voltano le spalle alla destra. Ma devono anche convincere. In questo senso, l´esperienza che inizia ora in Francia sarà determinante per tutta la sinistra europea.
Traduzione di Elisabetta Horvat

“IL TRAMONTO DI UN´EGEMONIA” di MARC LAZAR da La Repubblica del 7 maggio 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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