“LA FINE DEL NIRVANA” di MASSIMO GIANNINI da La Repubblica del 1° maggio 2012

«NON tirerò a campare», aveva promesso Monti il 26 aprile, con una sorprendente parafrasi del vecchio motto andreottiano. Da allora è passato poco più di un mese. E il presidente del Consiglio, in effetti, ha dato al Paese e al Palazzo l’impressione di una preoccupante deriva dorotea.

Fiaccato dalla dolorosa polemica sulla riforma del mercato del lavoro, bersagliato dalla velenosa Vandea fiscale cavalcata dai populisti di ogni colore, logorato dallo speculare ritorno di fiamma dei partiti, il premier ha rischiato un pericoloso galleggiamento.

Per questo, da giorni, si aspettava un colpo d’ala, che riportasse il «governo di impegno nazionale» all’altezza del suo compito e l’Italia in sicurezza sui mercati internazionali. Proprio nella settimana in cui è risuonata l’eco sinistra delle elezioni anticipate, quel colpo d’alaè finalmente arrivato. Il varo della «spending review» messa a punto dal ministro Giarda, e la nomina di Enrico Bondi come commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa pubblica, segnano una svolta radicale nel cammino del risanamento e nel destino del governo. Cambia la quantità dei sacrifici finanziari che saranno richiesti agli italiani di qui al 2013. Cambia la qualità dei rapporti politici che accompagneranno la strana maggioranza fino al termine della legislatura.

Dal punto di vista economico, l’operazione di taglio della spesa corrente «comprimibile», cioè quella che non riguarda pensioni, stipendi e costo degli interessi sul debito, sancisce un’inversione di rotta attesa da anni. Dopo una manovra fin troppo infarcita di aumenti di imposta, il Professore trova il coraggio di compiere l’atto più politico che esista: incidere con il bisturi sul corpo amorfo della spesa improduttiva, nella quale si annidano non solo gli sprechi, ma anche e soprattutto le rendite di sottogoverno e le clientele partitiche ed elettorali.

Una missione che tentò meritoriamente, e purtroppo inutilmente, Tommaso Padoa-Schioppa, e che ora torna d’attualità con un obiettivo arduo ma ambizioso: risparmiare 4,2 miliardi in soli sette mesi.

Si poteva osare di più? È possibile.

Nel lungo periodo, la spesa «non incomprimibile» è cifrata da Monti in 295 miliardi. Nel breve, è stimata in 80 miliardi. I tagli potenziali, dunque, sono tanti. Ma l’importante è cominciare, e non rassegnarsi all’inerzia degli inasprimenti fiscali, né cedere al ricatto conservativo delle amministrazioni. E a questa impresentabile destra italiana, che ora si indigna per la nomina di Bondi sostenendo che non serve il «tecnico dei tecnici» per ridurre i costi del Leviatano statale, bisognerà pur chiedere dov’era e cosa faceva, mentre governava il Paese per quasi undici anni sugli ultimi diciotto, e la spesa corrente cresceva indisturbata del 34 per cento.

Il grande risanatore dei crack Ferruzzie Parmalat avrà un compito difficile,e quasi proibitivo. Ma se c’è una chance di farcela, Bondi è l’uomo giusto. Competenza e coraggio non gli mancano. Per piegare le resistenze partitocratiche e burocratiche avrà bisogno di un sostegno granitico del governo che lo ha nominato, e di un appoggio politico delle parti sociali e delle forze più responsabili presenti in Parlamento. La stessa cosa vale per gli altri «consulenti» scelti dal premier, da Francesco Giavazzi che dovrà monitorarei tagli degli aiuti alle imprese, a Giuliano Amato che dovrà occuparsi del finanziamento ai partiti. È nell’interesse dell’Italia e dei contribuenti, che la «spending review» abbia successo. Solo così sarà possibile scongiurare l’aumento di due punti dell’Iva, già programmato per ottobre, e magari trovare risorse aggiuntive da restituire alle famiglie.

Dal punto di vista politico, la svolta di Monti è ancora più netta. La revisione dei criteri di spesa, per il premier, è l’occasione per regolare qualche conto sospeso con chi, nelle piazze o nelle aule di Montecitorio, in questi giorni ha irresponsabilmente gettato benzina sul fuoco della protesta anti-tasse. Il decreto Salva-Italia è troppo sbilanciato dal lato delle imposte, che assorbono i due terzi dell’intera manovra correttiva. La pressione fiscale è a livelli eccezionalmente alti, e crescerà ancora l’anno prossimo fino al livello record del 45,4 per cento del Pil. Ma in questo clima di perdurante instabilità finanziaria in Europa, e di destabilizzante tensione sociale in Italia, quello che sta facendo la destra è vergognoso, oltre che pericoloso.

La Lega di Maroni, il barbaro sognante che si spaccia «moderato», sobilla i comuni a non pagare l’Imu.

Il Pdl di Alfano, il segretario di Berlusconi che si proclama «responsabile», propone a chi ha pagamenti in sospeso dalla Pubblica Amministrazione di compensarli non versando le imposte fino ad esaurimento del suo credito. Mancava solo Giulio Tremonti, l’ex ministro dei condoni e dei tagli lineari, a lamentare «tasse e aumenti» e a evocare «un buco da 20 miliardi». Parole usate come pietre, in un discorso pubblico già fin troppo esasperato, da chi ha governato in questi ultimi tre anni e mezzo, e ha portato il Paese a un passo dalla bancarotta etica, politica ed economica. Guido Carli,a suo tempo, li avrebbe definiti «atti sediziosi». Oggi, più prosaicamente, possiamo definirli penosi esercizi di bassa demagogia, in cui si mescolano cinismo, opportunismo e «peggiorismo». Monti finalmente sbatte in faccia a questa sciagurata destra forzaleghista tutto il peso delle sue responsabilità storiche. Marca una cesura definitiva con Berlusconi, smascherando le sue nefandezze sui campi che gli sono da sempre più cari. Sulle tasse, gli ricorda le disinvolte campagnea favore dell’evasione e l’allegra cancellazione dell’Ici che oggi rende necessaria le reintroduzione dell’Imu.

Sulla giustizia, gli ricorda la «corruzione dilagante», cioè la vera «tassa occulta» che soffoca l’economia.

Sulle televisioni, gli ricorda lo scempio della Rai, del tutto priva di «logiche di trasparenza, merito e indipendenza dalla politica».

Anche solo per questa operazione-verità, gli italiani devono essere grati al Professore. Comunque vada, avrà avuto il merito di aver spazzato via il bugiardo «Nirvana» nel quale ci ha trascinato, per troppi anni, il Cavaliere.

m.giannini@repubblica.it

“LA FINE DEL NIRVANA” di MASSIMO GIANNINI da La Repubblica del 1° maggio 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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