“I nuovi padroni del Nord. Il Nord cerca i suoi nuovi “padroni” caccia al tesoro dei voti lumbard” di CURZIO MALTESE da La Repubblica del 13 aprile 2012

Ma quant´è furbo, da uno a dieci, Beppe Grillo che sta girando l´Italia per spiegare che lo scandalo della Lega è una trama dei giudici servi di Monti contro l´opposizione? «Tocca alla Lega, poi a Di Pietro e quindi a noi!». Quant´è abile a urlare in piazza e su YouTube una tesi innocentista e complottista a proposito delle porcate della «family», quando perfino Bossi ha dovuto scaricare il figlio e il cerchio magico. A corteggiare i leghisti spaesati dagli scandali con il no alla cittadinanza per i figli d´immigrati, a costo di sfidare le ire dei blogger, e il ritorno alla parole d´ordine dello sciopero fiscale contro la corruzione politica. Eccolo il nuovo campione del Nord tartassato contro Roma Ladrona, Beppe Grillo. «Ho seguito qualche suo comizio e l´analogia col primo Bossi è impressionante» commenta Pippo Civati, consigliere del Pd, uno dei pochi esponenti del centrosinistra ad avere le antenne puntate sulla crisi leghista. «Per non dire che Grillo gli copia interi passaggi e slogan, gestacci compresi. Purtroppo funziona, anche per colpa nostra. Avremmo delle praterie davanti, dico il Pd e il centrosinistra in generale, ma rimaniamo fermi a guardare. E così c´è il rischio che il Nord salti dalla padella padana alla brace del populismo grillino, per certi versi perfino peggiore».
Un rischio che al momento è una certezza. A dar retta ai sondaggi, oltre la metà dell´elettorato in fuoriuscita dalla Lega oggi voterebbe Movimento 5 Stelle. L´altra metà si spalma in parti uguali fra Pd, Pdl e il resto. Merito del fiuto commerciale del comico genovese, ma anche dell´afasia dei grandi partiti. I berluscones sono troppo occupati a trattare con il governo Monti franchigie personali e aziendali per rivolgere lo sguardo al cataclisma leghista. Il Pd la questione settentrionale non l´ha mai capita e finirà al solito per candidare qualche industriale deluso dal sogno padano. Senza contare l´imbarazzo del caso Penati, che è la ragione per cui Bersani non si fa vedere in una piazza lombarda da quasi un anno. Il progetto di un centrosinistra del Nord era andato in pensione con Sergio Chiamparino e le giuste profezie di Massimo Cacciari sull´imminente crollo di rappresentanza della Lega sono state lasciate cadere nel vuoto. Sul territorio gli unici a muoversi, in ordine sparso, sono a sinistra i nuovi sindaci, a cominciare da Fassino e Pisapia, e a destra l´onnipresente sistema di potere ciellino di Formigoni, inossidabile lui sì a qualsiasi scandalo. Per il resto via libera all´Opa grillina. Una marcia di conquista partita dalla Val di Susa, luogo perfetto per un revival della Lega degli esordi, ecologista, no global, anti sistema, pronta a gettare il cuore montanaro oltre l´ostacolo degli interessi combinati di grande capitale, burocrazia europea, finanza mondiale e solita Roma ladrona.
Ma davvero basta imitare i comizi d´annata del Senatur, come fa Grillo, oppure impugnare la scopa e invocare il ritorno alle origini, alla Maroni, per riprendersi la rappresentanza del più importante pezzo d´Italia? Se si leva lo sguardo dalla cronache politiche e giudiziarie, dai piccoli spettacoli quotidiani di trasformismo mediatico, e lo si alza sull´immenso laboratorio che corre dal Monviso al delta del Po, in una sequenza ininterrotta di case, centri commerciali, capannoni e industrie, si capisce che è un´utopia nostalgica. Lega delle origini e poi il berlusconismo erano il racconto, a volte geniale, del Nord fra gli anni Ottanta e Novanta. Ma in questi vent´anni tutto è cambiato, il Nord ha vissuto una rivoluzione che nessuno ha ancora raccontato. La morte politica dell´asse Berlusconi-Bossi si è consumata proprio in questa incapacità di raccontare e rappresentare il nuovo, assai prima di perdersi nel dedalo maleodorante delle ruberie e degli scandali, nelle storie di escort e false lauree.
La Lega delle origini, con Bossi solo in Parlamento, era il grido di rabbia delle comunità montane isolate e depresse. Ricordo uno dei primi comizi del Senatur, ancora scortato da Miglio, in una trattoria della Valmalenco, davanti a facce contadine stravolte dalla fatica, ma eccitate dalla favola, dove oggi c´è un Internet bar frequentato da ventenni che sembrano studenti di Stanford. Trento, Belluno, Sondrio, Aosta, Cuneo, culle del leghismo primigenio e pauperista, ispirato dagli autonomisti aostani e della Val d´Ossola, sono ormai da anni in cima alla classifica di reddito e qualità della vita pro del Sole 24 Ore, davanti a Milano, Bologna, Roma. Quando il sindacato leghista organizzava i primi comizi nella bergamasca, la Brembo e la Mapei erano piccole fabbriche con qualche decina di operai e ora sono colossi internazionali, con Squinzi e Bombassei che si giocano la presidenza di Confindustria all´ultimo voto. Alle prime assemblee di imprenditori leghisti, Daniele Vimercati mi faceva notare: «Guardali, si vestono allo stesso modo, hanno lo stesso capannone, tipo d´auto, villetta e perfino piante in giardino. Sono più uguali dei loro operai». Oggi la crisi ha spezzato le fila e prodotto una selezione darwiniana fra chi è cresciuto e chi sta fallendo. L´altro giorno nel Trevigiano un imprenditore agricolo si è impiccato nel capannone mentre il vicino festeggiava coi dipendenti il raddoppio delle esportazioni di soia per il biodiesel.
«La Lega è stato un formidabile imprenditore della paura del Nord davanti alla globalizzazione – è la lettura di Aldo Bonomi, sociologo, autore di uno dei migliori libri sul malessere del Nord, Il Rancore -. Ma bene o male in questi vent´anni la globalizzazione è arrivata e ha stravolto il paesaggio umano e sociale del paese, soprattutto delle aree più produttive. Di fronte a questo mutamento straordinario la Lega non ha saputo elaborare nuove risposte, è rimasta aggrappata ai vecchi miti, evocati oggi anche da Maroni: la Padania, il federalismo, la piccola patria. Ma oggi le questioni che interessano i ceti produttivi del Nord sono altre. Si chiamano default, riguardano la tenuta del paese intero come seconda potenza manifatturiera d´Europa. E´ cambiata l´imprenditoria, non più molecolare come vent´anni fa, ma selezionata dalla crisi fra una media industria in espansione, che regge da sola le sorti industriali dell´Italia, e una piccola in via di estinzione. E´ cambiato moltissimo il ceto medio, con l´avvento di quello che possiamo definire il terziario riflessivo. Nuove generazioni che lavorano soprattutto nel campo della comunicazione, il 27 per cento dei nuovi posti, e coltivano idee, sogni e bisogni molto distanti dai nostalgici archetipi leghisti. Si è rovesciato il rapporto fra il contado, per esempio la provincia pedemontana, e la metropoli. Per vent´anni il contado ha dato l´assalto alla città, con alla testa i condottieri di provincia Bossi e Berlusconi, assai più brianzolo che milanese. Ora sono la finanza, le banche, i saperi cittadini che tornano a mettere le mani sulla provincia, a investire nelle grandi reti, nella rete idrica, nel futuro della produzione energetica, nella green economy. E´ una trasformazione profonda, che ha influito anche sui sentimenti e sui risentimenti. Prenda la questione dell´immigrazione. A Milano la Lega, con la Moratti al seguito, ha impostato tutta la campagna contro Pisapia su questo tema e ha clamorosamente perso».
La Lega aveva insomma esaurito la spinta propulsiva anche prima degli scandali. «Sì, ma non bisogna commettere l´errore di considerare la crisi della Lega come la fine di una questione settentrionale che oggi è semmai ancora più viva e decisiva per il futuro dell´Italia. Altrimenti si rischia di evocare un´ondata di antipolitica ancora più disastrosa di quella che vent´anni fa ha consegnato il potere a Berlusconi e Bossi».

“I nuovi padroni del Nord. Il Nord cerca i suoi nuovi “padroni” caccia al tesoro dei voti lumbard” di CURZIO MALTESE da La Repubblica del 13 aprile 2012

Informazioni su QuintoStato

Corro, leggo, scrivo, racconto. Negli anni ho svolto un percorso che ha intrecciato attività politica, professionale, didattica e di ricerca. Laureato nel 1997 in Storia contemporanea a Bologna, ho conseguito successivamente il dottorato in Storia Costituzionale e Amministrativa presso l’ateneo di Pavia e svolto attività di ricerca per l’Università di Modena e Reggio Emilia. Ho pubblicato sei monografie, curato volumi, mostre e allestimenti museali sulla storia del Novecento e pubblicato una ventina di saggi e articoli su riviste scientifiche e annali di storia contemporanea. Sono autore di spettacoli teatrali e history telling. Sono dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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6 risposte a “I nuovi padroni del Nord. Il Nord cerca i suoi nuovi “padroni” caccia al tesoro dei voti lumbard” di CURZIO MALTESE da La Repubblica del 13 aprile 2012

  1. salvatore ha detto:

    Ancora state a sentire Curzio Maltese? Mi sembra che in passato non ne abbia azzeccata una. andiamo a votare e contiamoci e poi vediamo se ha ragione. Il PD è finito. Sopratutto ora che si è messo con UDC e PDL la banda bassotti non passerà. Siete ancora quelli che difendete i privilegi le rendide. Stop al finanziamento ai partiti, stop al finanziamento ai giornali, calmiere sugli stipendi dei manager (sopratutto se pubblici) stop ai doppi tripli ennesimi incarichi, (un posto una pesona), stop alle mssioni all’estero, stop alle spese militari, stato leggero (sanità, giustizia e pubblica sicurezza) ma con fortissime regole contro i furbi, altro che IMU!

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  2. salvatore ha detto:

    Quando non sapete argomentare siamo qualunquisti….vedremo al voto, già nel 2008 con tutte quelle belle vostre ideee avete perso…certo ora vi farete una bella legge elettorale per spartirvi il malloppo! Cosa c’è di sbagliato nelle mie richieste?

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  3. Lorenzo ha detto:

    Quelli di Repubblica si sono bevuti il cervello dietro il Dio Monti.
    Grillo è da anni che dice e fa quello indicato nell’articolo e anche di più.
    Va dicendo cose che oggi vediamo meglio e che purtroppo ricadono sulla nostra pelle e sul fututo dei nostri figli. La verità è che Grillo fa paura ai “ben pensanti” come Maltese.

    P.s. tra le tante cose che Grillo sostiene vi è l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali…….Giustissimo!!

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  4. marialuisa ha detto:

    Il commento di salvatore sarà qualunquista ma la ricetta che suggerisce contiene ingredienti che credo più efficaci del continuo aumento della pressione fiscale. L’aumento della pressione fiscale senza un intervento sulla spesa pubblica e sul debito mi sembra una politica a favore non dell’Italia ma dei suoi creditori. L’analisi di Maltese anche a me è piaciuta, ma trastullarsi nelle analisi quando stiamo andando a rotoli in effetti può infastidire chi nella crisi c’è dentro fino al collo…

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  5. salvatore ha detto:

    Le suggerisco oggi di pubblicare l’intervista del tesoriere del PD al Fatto che dichiara che ha già speso il finanziamento che arriverà a Giugno. sarebbe il caso che i vostri elettori sappiano, come avete speso tutti questi soldi essendo chiaro che più ve ne danno più li spendete in una spirale senza fine! Come pure sarebbe essenziale che le piccole sedi locali (spesso esistenti solo col volontariato gratuito degli iscritti) sappaino che mentre loro si sacrificano qualcunaltro vive alla grande!

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