“Domenica delle Palme 2.0” di Giovanni Taurasi

Mancano solo 7 giorni alla fine della Quaresima 2.0 e mi sembra un’eternità il tempo che mi separa da quel 22 febbraio, allorché cominciai il mio digiuno da FaceBook. A coloro che non hanno compreso il senso di tale rinuncia, lo hanno banalizzato, mi hanno irriso o hanno ritenuto il fioretto 2.0 non in sintonia dottrinale con il dettato vaticano, vorrei ricordare un decreto del Cardinal Ruini (Ipse dixit): “Il digiuno e l’astinenza rientrano in quelle forme di comportamento religioso che sono costantemente soggette alla mutazione degli usi e dei costumi”. E io mi sono adeguato e per una volta mi sono inchinato alla Chiesa ruiniana (chi l’avrebbe detto!).
Per accentuare le mie sofferenze ieri ho perfino partecipato ad un corso di formazione sul web e sull’uso dei social network. Vi sembra poco? Provate voi a fare un digiuno dai dolci (quanti ne ho sentiti anche quest’anno), noleggiare e guardarvi uno dopo l’altro i DVD di “Lezioni di cioccolato”, “Willi Wonka e la fabbrica di cioccolato”, “Chocolat” e infine il recente “Emotivi anonimi” di Améris (sublime) e poi passare tutta la giornata in una pasticceria.
Ecco, io ho fatto un’analoga esperienza. È stato come frustarsi con il cilicio per fare penitenza. Anzi, per stare nell’universo del web, è stato come frustarsi con il silicio.
E mentre io digiuno, Zuckerberg si prepara a far sbarcare in borsa FaceBook: 845 milioni di utenti, 4,2 miliardi di dollari di fatturato nel 2011, 3200 lavoratori, 1,7 miliardi di dollari di utile nel 2011 e 3,8 miliardi di fatturato pubblicitario che saranno valutati in borsa circa 103 miliardi di dollari.
Eh sì, Zuck di strada ne ha fatta. Forse con questo digiuno voglio dimostrare a me stesso di essere più tenace di quel geniale ragazzo brufoloso che con i suoi successi mi sta facendo sentire un quarantenne frustrato e fallito.
Sarà stata anche questa la molla che ha spinto un mio quasi coetaneo a lasciare un altro social network? Mi riferisco a Fiorello, che ha clamorosamente abbandonato proprio questa settimana Twitter. Perché l’ha fatto? Mah! Forse si è stancato perché la presenza su Twitter stava diventando per lui un secondo lavoro (così come anche io ero diventato schiavo di FB), con i follower abituati a ricevere ogni giorno notizie, battute, foto.
O forse perché, parafrasando Nanni Moretti, anche sui social network ormai così affollati ti si nota di più se non ci sei. O forse perché, molto più semplicemente, ad un certo punto ti accorgi che in fondo è tutto un gioco virtuale, e che le cose importanti non appartengono al web, ma al mondo reale. Che la rete e i social network non possono diventare un fine, ma devono restare un mezzo. Che possono solo imitare la vita reale, raccontarla, amplificarla, replicarla, ma mai sostituirla. Che la realtà appartiene agli sguardi delle persone, ai loro sentimenti profondi, alle relazioni reali, agli odori che percepiamo, al gusto che avvertiamo e a tutti quei sensi e quelle emozioni non riproducibili dal mondo virtuale … ecco, forse è questo ciò che sto imparando da questo digiuno 2.0.
GT

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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