“Quinta domenica di Quaresima 2.0” di Giovanni Taurasi

Sono ormai 33 giorni che digiuno da FaceBook per il mio fioretto 2.0. Questa settimana ho ricevuto l’autorevole conforto del Sindaco di New York, Michael Bloomberg, che se l’è presa con i social network perché trasformano ogni decisione politica in un tema referendario (ce l’aveva in particolare con Twitter, ma attaccava anche FB). Non stiamo parlando dell’ultimo arrivato. Bloomberg è un imprenditore prestato alla politica, avrebbe detto Berlusconi (nel nostro caso quel prestito ci è costato molto caro e speriamo di non doverlo rifare mai più), e nel 2010 la rivista Forbes lo ha classificato al 10º posto tra gli uomini più ricchi d’America, con un patrimonio stimato di 18 miliardi di dollari, ottenuto grazie alla sua compagnia Bloomberg L.P. (l’azienda di servizi nel settore del software finanziario, notizie e della divulgazione di dati) e ai media di cui è proprietario. Insomma, chi è causa del suo mal…
Su un punto però non posso dargli torto: i social network trasformano la politica in un fatto istantaneo e la semplificano enormemente, stravolgendone così i connotati e depotenziandola. La politica è un fenomeno complesso, perché deve trovare un punto di sintesi tra istanze diverse, con l’obiettivo di realizzare l’interesse generale della società. Lo so, la definizione non è particolarmente brillante o acuta e un po’ troppo grossolana – potevo cavarmela meglio con una citazione aristotelica cercata con Google – ma consentitemi di rimandare genericamente alla vasta letteratura in materia per gli approfondimenti.
Ebbene, se l’antica arte del governo della polis viene compressa in 140 caratteri, o viene sottoposta al giudizio di singole persone che la commentano su FaceBook solo sulla base dei propri interessi (o meglio, umori) senza collocare quella decisione nell’ambito di politiche più ampie e di lungo respiro, è abbastanza probabile che il tasto ‘Mi piace’ sia destinato a soccombere di fronte ai commenti negativi.
Sulla scena politica ci sono (c’erano?) attori che contribuiscono (contribuivano?) a mediare le istanze individuali e a trasformarle in istanze di gruppi sociali (di classi, si sarebbe detto una volta). Sui social network invece la società si frammenta ulteriormente. Da liquida diventa gassosa, se vogliamo parafrasare una celebre definizione, e si trasforma in una massa di singoli individui privi di qualsiasi legame reale. Non esiste nessun agente o attore in grado di canalizzare quella massa verso interessi convergenti (il compito che in politica spetta ai partiti). Una forma di comunicazione come quella dei social network implica un rapporto diretto tra il popolo e il leader politico che può funzionare solo se il sistema che lo regge non è di carattere democratico, ovvero se viene impedito ogni forma di commento (è chiaro che non è uno scenario che auspico o vorrei vedersi ripetere nel nostro Paese). In alternativa il rischio è quello di sottoporre continuamente ogni scelta ad un giudizio universale che non accetta nessuna forma di compromesso (ed il compromesso è invece uno degli attrezzi principali dell’arte di governo).
Il problema insomma dei social network è che trasformano la politica e la democrazia in due puzzle e poi ne mischiano i pezzi, impedendone così la ricomposizione. Neutralizzano la politica e non consentano alla democrazia di realizzarsi pienamente, illudendoci che essa si realizza solo quando garantisce la massima trasparenza e partecipazione. In realtà la democrazia si realizza pienamente quando conduce ad una decisione, che per forza di cose non può accontentare tutti.
La storia ci insegna che i sistemi democratici muoiono quando non decidono e non quando limitano i momenti della discussione e del confronto in spazi e luoghi gestibili… e tra questi non figurano i social network!

(Continua…) GT

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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