“ULTIMO AVVISO ALLA MERKEL” di FEDERICO RAMPINI da La Repubblica del 13 gennaio 2012

Nella giornata dei downgrading a raffica, il più gravido di conseguenze è la revoca della “tripla A” alla Francia, anche se è l´Italia a subire una sanzione record con due punti persi in un colpo solo. Se si aggiunge l´impasse nei negoziati tra i creditori internazionali e la Grecia, questi sono shock le cui conseguenze ci accompagneranno a lungo. E rendono sempre più insostenibile l´attuale inerzia tedesca.
L´agenzia di rating Standard & Poor´s aveva avvisato da tempo che le pagelle sui debiti sovrani europei sarebbero state riviste. Ma qualche incertezza rimaneva sull´entità e sulla geografia di queste sanzioni, oltre che sul linguaggio esatto delle motivazioni: che ora fa riferimento esplicito alla mancanza di crescita nei paesi colpiti. Escludendo dai suoi downgrading Germania, Olanda, Belgio e Lussemburgo, la più potente delle agenzie di rating rafforza l´impressione che ci sia un vasto mondo di interessi e di poteri (prevalentemente angloamericani) che ormai ragionano sull´ipotesi di ricostituzione di una piccola Europa omogenea, un mini-euro o neo-marco centrato sul nocciolo duro della Germania più i suoi satelliti di sempre. Questo non significa evocare teorie del complotto, ma constatare che quello scenario è incluso nelle previsioni. S&P può accelerare “l´auto-realizzazione delle profezie”, se il declassamento della Francia finisce per ripercuotersi sul rating del fondo salva-Stati: questa è la ragione che rende il verdetto contro Parigi particolarmente pesante. Il fondo salva-Stati, uno degli ultimi argini contro la dissoluzione dell´eurozona, deve raccogliere capitali sui mercati attraverso l´emissione di bond. La sua affidabilità per gli investitori è la somma delle reputazioni dei suoi azionisti: la Francia è il secondo socio dopo la Germania. Se questo fondo ancora neonato perde colpi alla partenza, viene rimessa in questione la “potenza di fuoco” che l´eurozona ha promesso di mettere in campo: oggi per impedire il default di Portogallo e Irlanda, domani per proteggere dagli assalti Italia e Spagna. Se si sgretola l´argine di questo fondo europeo, cosa accade? Qui entra in gioco la Grecia, l´altro shock di ieri. Con la possibilità che avvenga il primo default di un paese sviluppato da 60 anni, s´intravvedono perdite “almeno” del 75% per chi detiene buoni del Tesoro greci. Questo dà un´idea di ciò che potrebbe accadere se mai un giorno dovesse precipitare uno scenario di “ristrutturazione” o “consolidamento” del debito spagnolo o italiano. Le perdite sarebbero enormi, non solo per le banche ma per i risparmiatori, i pensionati.
Ieri a Parigi l´estrema sinistra ha organizzato una manifestazione di protesta davanti alla sede di Standard & Poor´s, per denunciare “la guerra della finanza contro la Francia”. Le malefatte delle agenzie di rating sono note, e questo giornale le ha denunciate da tempo. I Signori dei rating, più volte colti in fallo e mai sanzionati, accentuano i rischi di deriva tecnocratica nelle democrazie occidentali. Per fortuna non sono onnipotenti. Il caso del downgrading inflitto l´estate scorsa agli Stati Uniti dimostra che i mercati tengono conto di altri criteri: da allora i Treasury bond Usa si sono rivalutati e i loro tassi sono scesi. Se nei confronti dell´eurozona le bocciature di S&P, Moody´s e Fitch fanno più paura, è perché non incontrano resistenza, non hanno a che fare con un fronte compatto. Non bastano vertici a ripetizione e comunicati congiunti per supplire alla mancanza di unità politica vera. Stavolta poi S&P ci segnala un problema reale: di sola austerity si muore, e si muore indebitati fino al collo. Le cure adottate in tutta Europa ci impoveriscono delle risorse necessarie a ripagare le nostre cambiali.
Possiamo sperare, nel caso dell´Italia, che il declassamento a “Bbb+” del nostro debito pubblico sia un non-evento? Che sia stato digerito in anticipo dai mercati, come dimostrerebbe il buon andamento di alcune aste recenti dei nostri titoli pubblici? Prestiamo attenzione a quel che si dice a Wall Street: che molte aste di titoli pubblici europei sono “truccate” nei fatti; perché la Bce presta fondi quasi gratis alle banche, le quali poi li reinvestono in buoni del Tesoro dei rispettivi paesi. Una partita di giro, dietro la quale c´è la sapiente regìa di Mario Draghi. Ottimo lavoro, il suo, per spegnere l´incendio della paura e tamponare le falle nei bilanci bancari. Ma può essere pericoloso attribuire al pompiere poteri superiori a quelli che ha. In questo caso, sarebbe più rassicurante se alle aste dei nostri Btp si presentassero Warren Buffett, il colosso Pimco, altri professionisti privati dell´investimento che rischiano capitali propri e degli azionisti, non i prestiti agevolati della Bce.
L´imbarazzo tedesco davanti agli shock di ieri è evidente. Il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble da Berlino ha sdrammatizzato: «Non sopravvalutiamo le agenzie di rating». La verità è che il governo di Angela Merkel è ormai a corto di pretesti e di alibi. Cos´altro può ottenere, dopo aver commissariato mezza Europa? E´ difficile immaginare una “germanizzazione” più spinta di quella che incarnano Mario Monti a Roma, un banchiere centrale al governo di Atene, una svolta conservatrice a Madrid. Il segno delle politiche economiche è tutto orientato verso il rigore tedesco. Col risultato che la recessione già colpisce duramente l´Europa franco-mediterranea, ma lambisce perfino il “centro di comando” germanico. Il massimo esperto di storia delle crisi monetarie, l´americano Barry Eichengreen, non ha dubbi che ci troviamo davanti al bivio tra uno shock “medio-grande” come quello degli anni Settanta, e una deflagrazione dell´eurozona simile al disastro valutario degli anni Trenta. Non ha dubbi neppure su quel che va fatto: «Ristrutturare i debiti pubblici dei paesi dell´Europa meridionale, ricapitalizzare le loro banche, è indispensabile e sarà costosissimo. L´onere dovrà essere sopportato in maniera sproporzionata dalla Germania, perché è l´unica ad averne i mezzi». L´austerity applicata a Roma e Parigi, Madrid e Atene, va controbilanciata con robuste manovre di spesa in Germania, e un via libera alla Bce perché svolga lo stesso ruolo strategico che ha la Federal Reserve americana a sostegno della crescita. L´opzione alternativa, cioè la resa alla disgregazione dell´euro, ha costi che neppure Berlino è preparata a sopportare.

“ULTIMO AVVISO ALLA MERKEL” di FEDERICO RAMPINI da La Repubblica del 13 gennaio 2012

About these ads

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009. Attualmente è Presidente del Consiglio comunale di Carpi e Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013.
Questa voce è stata pubblicata in / e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a “ULTIMO AVVISO ALLA MERKEL” di FEDERICO RAMPINI da La Repubblica del 13 gennaio 2012

  1. L’inerzia e la caparbia ostinazione della Germania sta portando danni peggiori all’euro e all’Europa di quanto fatto dai paesi “spendaccioni”. Ancora non ho capito se è ottusità o dietro c’è un disegno per salvare solo la Germania dalle macerie dell’euro :(

  2. johanna ha detto:

    QUANDO NON SANNO PIù CHE PESCE PIGLIARE DEVONO TROVARE UN ” COLPEVOLE”, NATURALMENTE LA GERMANIA…….
    DOVE LE COSE NON VANNO BENE, ANZI BENISSIMO.

  3. Cara johanna qui non si tratta di trovare nè un colpevole nè di dare la coccarda del primo della classe a qualcuno. In Germania le cose andranno sicuramente bene, benissimo ma ci vanno anche perché la Germania fa parte dell’Europa. Un’Europa che ha contribuito a creare e che ora dovrebbe contribuire a sostenere. Per farlo non si possono continuare a mantenere posizioni “intransigenti” che ne minano la costituzione stessa come più di un economista e commentatore ha fatto rilevare in questi mesi. Quando si vive in “comunità” bisogna anche accettare i compromessi che permettono la sopravvivenza della comunità stessa. Anche tra moglie e marito ogni tanto bisogna ingoiare qualche rospo.

Inserisci un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...