“La cultura del lavoro” di Giacomo Papasidero per il Post del lettore

Il Post del lettore di Giacomo Papasidero

Buongiorno Giovanni,
Scopro il tuo blog (mi piace il tu ed ho una certa forma d’intolleranza al lei che spero non ti offenda) solo adesso, mentre in tutta onestà, navigo su internet in cerca di vetrine per un progetto che sto lanciando tramite il mio sito internet. Vista la tua disponibilità, però, mi censuro da me e preferisco condividere con te e i tuoi lettori una mia personale, e non solo, convinzione sul periodo economico che stiamo vivendo.
Tralasciando l’idea della decrescita che sto iniziando da alcuni mesi a scoprire e approfondire, credo che il problema della disoccupazione sia un problema culturale, prima che economico o sociale, e ti spiego il perché.
Ho lavorato nella GdO per alcuni anni prima di scegliere un altro tipo di vita, ed ho lavorato come responsabile e direttore senza alcuna esperienza. Quello che ho imparato in questi anni è che se non porti risposte, se non proponi idee, se non sei risorsa, ma semplicemente costo, sarà duro trovare un lavoro.
Il vero problema sta nella cultura del lavoro che mi sembra molto passiva, specie in Italia: aspettiamo che lo Stato, l’azienda o il politico crei lavoro e ci inviti, gentilmente, a prenderci uno stipendio fisso al mese, magari per il resto della nostra vita. Certo le persone studiano, frequentano corsi di formazione (tralascio la mia personale idea sulla qualità della formazione in generale in Italia), approfondiscono competenze, ma spesso non sanno rispondere ad una semplice domanda: perché dovrei assumere te invece che uno dei tanti candidati che aspettano fuori dalla porta?
Facendo consulenze di orientamento professionale insisto perché i giovani, ma non solo, scelgano prima di tutto cosa amano fare, comprendano la loro passione e poi pensino a come monetizzarla. Non esiste paragone tra un dipendente appassionato e uno interessato solo alla busta paga. Spesso chiedo: se tu devi assumere una badante, un giardiniere, cosa preferisci, una persona appassionata al suo lavoro oppure una che vuole solo essere pagata? La risposta non la scrivo per rispetto all’intelligenza di tutti i lettori😉
Ecco perché la disoccupazione affonda le sue radici nel sistema culturale in primis. Serve:
Lavorare per passione, scegliendo cosa ci piace fare e cosa porta senso e valore al nostro tempo (il lavoro ne assorbe tantissimo oggi come oggi);
Capire come fare questo lavoro al meglio, come dare un valore aggiunto reale agli altri (clienti o datori di lavoro).
Crescere, usare la nostra mente, la creatività, cercare soluzioni nuove e originali, liberandoci dell’idea che senza esperienza non possiamo fare la differenza;
Avere fiducia in noi stessi, imparare a generare risposte alle domande, soluzioni ai problemi, comprendere che i professionisti affermati non sono migliori di noi e abbiamo potenzialità e risorse per fare la differenza.
Per restare in tema col Natale che è alle porte, credo che il modo migliore di farci un bel regalo, quest’anno, sia quello di smettere di aspettare che qualcuno ci dia un lavoro, e cominciare a proporci in modo unico, attivo, creativo, offrendo qualcosa di valido per primi. Io la rivoluzione culturale la provo a cominciare nel mio piccolo, in prima persona e attraverso corsi di formazione gratuiti per chi cerca lavoro.

Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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2 risposte a “La cultura del lavoro” di Giacomo Papasidero per il Post del lettore

  1. maurizio ha detto:

    E’ troppo facile ed inutile oltre che illogico dire siate appassionati al vostro lavoro! invece bisognerebbe chiedersi perchè ci sono pochi appassionati al proprio lavoro?
    facciamo il caso delle Badanti(ho una badante per una madre in Alzhaimer) una badante non riceve uno stipendio adegiuato per quello che fa : il suo lavoro è fatocoso e ripetitivo, riceve spesso insulti e maltrattamenti dall’accudita, ha troppo poco tempo libero per occuparsi di sè, è lontana da casa con tre figli da mantenere perchè il marito guadagna(si fa per dire) 200 euro al mese come metronotte? come fa ad essere appassionata?

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  2. giacomopapasidero ha detto:

    Amore. Amore per quel che fai, amore per le persone a cui dai i tuoi servizi. Pensare che la passione derivi da uno stipendio adeguato è un errore. La passione per un lavoro, qualsiasi lavoro, può nascere se lo svolgiamo con amore e per amore. La difficoltà non svaniscono né se lavoriamo con gioia, né se lavoriamo con insofferenza, ma se scegliamo di lavorare con amore cambia il nostro stato d’animo, quindi cambia anche la nostra vita.

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