“L’AFFAIRE DSK E LA SCUOLA DEL RISENTIMENTO”, di ALESSANDRO PIPERNO

ALESSANDRO PIPERNO dal Corriere della Sera del 2 luglio 2011
Il caso DSK (comunque finisca) e la «Scuola del Risentimento»

Tempo fa, dopo aver scritto un pezzo sul Corriere sul caso Strauss- Kahn, ho ricevuto diverse mail sul sito dell’università. Visto che di solito la gente si mobilita soprattutto per esprimerti dissenso, ecco che mi sono ritrovato la posta elettronica ingolfata di letterine ( per altro assai garbate) che condividevano lo stesso intento. L’intento era comunicarmi la loro indignazione per la mia (presunta) indifferenza nei confronti della (presunta) vittima di abusi sessuali, e la mia (ancor più presunta) indulgenza nei confronti del (presunto) carnefice. Forse qualcuno giudicherà poco elegante che io risponda a queste critiche proprio oggi, il giorno in cui la posizione processuale di DSK si alleggerisce in modo significativo e quella della sua accusatrice si complica vistosamente. Ma tant’è. Dio vuole che in questo momento mi trovi a Parigi, in una stanza d’albergo, di fronte a uno Speciale Tv completamente dedicato all’Affaire Strauss-Kahn, con una gran voglia di togliermi qualche sassolino dalla scarpa. Nel precedente articolo denunciavo una campagna intollerabile scatenata da un’orda di puritani assetati di sangue. Una specie di maccartismo radical che ha inquinato il nostro povero Occidente. Questa nuova morale (priva di misericordia e di scrupoli) vede in ogni gesto umano una violazione. Lo sport preferito degli adepti di questo club della purezza consiste nel vedere il sudiciume ovunque. Sono maghi del sospetto. Biliosi Rasputin dell’insinuazione. Pistoleri dall’indignazione facile, il cui perverso desiderio di giustizia potrebbe essere placato con la costruzione di un’immensa galera dove sbattere tutti i peccatori della terra, dopo aver loro inflitto una dose sovietica di umiliazione sociale. Qualche sera fa, a una cena, per aver detto che la ricostruzione della dinamica dello stupro commesso da DSK mi sembrava un tantino farraginosa, e che, comunque, trovavo strano che un uomo di quella potenza e di quella ricchezza distruggesse la propria vita a causa di un impulso bestiale, e che in ogni modo l’intera vicenda si reggeva sulla parola di un essere umano contro la parola di un altro essere umano, sono stato aggredito da una tizia che mi ha trattato come se fossi, a mia volta, uno stupratore. La differenza tra me e questa signora è che mentre lei era certa della colpevolezza di Strauss-Kahn, io non avevo certezze su niente. E mi ostino a non averne. Nello scorso articolo, parlavo anche di letteratura. Perché credo che essa sia ancora il modo migliore per capire come va il mondo. E notavo come anni fa uno dei maggiori critici americani, Harold Bloom, per definire l’ariaccia che in America tira già da un bel pezzo, avesse inventato una formula assai felice: ovvero la «Scuola del Risentimento» . Oggi vorrei aggiungere che due dei romanzi migliori usciti negli ultimi decenni — Vergogna del sudafricano Coetzee e La macchia umana di Philip Roth— abbiano per oggetto polemico proprio il tipo di scuola di cui parla Bloom. Una scuola che — in un processo così drammatico come quello in atto — insegna ai suoi allievi a prendere le parti— in modo pregiudiziale— della cameriera nera, tanto più se tale presa di posizione va a scapito del potente ebreo parigino. Non credo sia un caso che Harold Bloom e Philip Roth siano americani. Perché di certo l’avanguardia della «Scuola del Risentimento» si trova proprio negli Stati Uniti e sia Bloom che Roth, evidentemente, vi hanno avuto più volte a che fare. E, a proposito di americani, non c’è dubbio che la loro macchina processuale nel caso DSK abbia funzionato mille volte meglio di quanto non sarebbe successo dalle nostre parti. Tutto è stato estremamente rapido e chirurgico. Ma è altrettanto indubbio che il resto è stato a dir poco indecente. A cominciare da certi articoli scandalizzati apparsi sulla stampa, continuando con il trattamento umiliante e punitivo che gli americani sono soliti riservare ai loro imputati, per finire alla sfilata di cameriere nere che volevano la testa di Strauss-Kahn, tutto è stato disgustoso. Proprio ora, mentre scrivo questo commento, alzo gli occhi dal computer e do un’occhiata alla Tv. Ci sono Strauss-Kahn e la moglie che, vestiti di tutto punto, entrano nell’aula di giustizia. Mi chiedo come finirà questa storia. Immagino che sarà estremamente difficile per noi sapere cosa diavolo è successo realmente in quella famosa suite del Sofitel di New York. Purtroppo (o per fortuna?) l’ambiguità governa le nostre esistenze, e nessuna ricostruzione è totalmente attendibile. Di una cosa però sono certo: anche qualora, a dispetto di quel che sembra in queste ore, venisse provato che Dominique Strauss-Kahn in realtà è uno stupratore, be’, anche in quel caso, non c’è riga dell’articolo che ho appena scritto che sarei disposto a ritrattare.

Informazioni su QuintoStato

Corro, leggo, scrivo, racconto. Negli anni ho svolto un percorso che ha intrecciato attività politica, professionale, didattica e di ricerca. Laureato nel 1997 in Storia contemporanea a Bologna, ho conseguito successivamente il dottorato in Storia Costituzionale e Amministrativa presso l’ateneo di Pavia e svolto attività di ricerca per l’Università di Modena e Reggio Emilia. Ho pubblicato sei monografie, curato volumi, mostre e allestimenti museali sulla storia del Novecento e pubblicato una ventina di saggi e articoli su riviste scientifiche e annali di storia contemporanea. Sono autore di spettacoli teatrali e history telling. Sono dipendente della Regione Emilia-Romagna.
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5 risposte a “L’AFFAIRE DSK E LA SCUOLA DEL RISENTIMENTO”, di ALESSANDRO PIPERNO

  1. Roby ha detto:

    Lezione di stile!

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  2. lavinia ha detto:

    Sono d’accordo con Piperno “esperto” in Persecuzioni! Anch’io sono stata messa ko dai miei colleghi quando ho sollevato i miei dubbi sul caso. E ora mi domando tutte quelle persone così a “modino” avranno il coraggio di ammettere di aver esagerato?

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  3. R ha detto:

    Ciao, bel blog e scrivi davvero bene 😉 ! passami a trovare 😉 http://angoloeconomico.wordpress.com/

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  4. maria pellegrini ha detto:

    quando ci si trova di fronte a un caso i cui protagonisti sono un potente e una cameriera nera viene istintivo schierarsi con il più debole, con la categoria sociale che il più debole rappresenta: lo sfruttato, l’oggetto di sopruso, il poveraccio, ma la giustizia è un’altra cosa. La Giustizia deve operare per la ricerca della verità.

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  5. S-concerto ha detto:

    vorrei tanto sapere cosa ne pensa il Risentito Permanente Gad Lerner, novello inquisitore e pentito (per le sue origini), che nel suo ultimo tribunale ha schierato nientedimeno che un plotone di dipendenti di albergo (tutte abbastanza agee, però) per offrire solidarietà alla poveretta maltrattata dall’ebreo parigino; e che dire del commento di chi (fortuna che l’ho dimenticata) non riusciva a concepire come fosse un uomo così a decidere delle sorti di popoli oppressi come i greci. Grande Piperno, e grazie per quella scrittura davvero mirabile, ciao

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