“Germania, verso il flop il «miracolo» dei Piraten” da l’Unità del 28 ottobre 2012

La parabola dei Piraten. In crisi il partito fluido

Solo un anno fa sembravano il miracolo della politica tedesca e viaggiavano con percentuali vicine alle due cifre. Ma i Piraten sono ormai in una brutta crisi. Se si votasse oggi non raccoglierebbero, a livello federale, il 5% che separa la politica dal nulla. Un partito «nuovissimo» sta cadendo nei vizi rimproverati ai partiti «vecchi»: contrasti al vertice, personalismi, battaglie di potere e abbandoni clamorosi. Il miracolo non era un miracolo. A un anno e un mese dal grande exploit delle elezioni regionali berlinesi (l’8,4% dei voti) del settembre 2011 e dopo i successi nella Saar (7,4%) nel marzo di quest’anno e poi nello Schleswig- Holstein (8,2) e in Renania-Westfalia (7,8) a maggio, i tedeschi si erano convinti di aver a che fare con un nuovo partito ormai vaccinato e maggiorenne. I Piraten parevano, a tutti gli effetti, il nuovo, dirompente quarto protagonista sulla scena politica della Germania federale. Più dei liberali, in bilico perenne sulla fatidica soglia del 5% (al di sotto della quale si è fuori dal Bundestag e dai parlamenti regionali), e a un passo dai Verdi, quelli che per tante ragioni sembravano il loro concorrente di riferimento. «Né destra né sinistra», democrazia liquidissima e tutta in rete («open sourse democracy», per dirla con loro), campagne libertarie sul terreno dell’informazione e, più ancora, della comunicazione: pareva proprio che i Piraten di Germania, nati nel 2006 sull’esempio di un Piratpartiet svedese e punto di riferimento di una vaga «Internazionale dei Pirati» attiva nel nord Europa, fossero riusciti a imporre nel dibattito pubblico temi e spinte d’opinione fino ad allora piuttosto assenti dalla politica consolidata dei partiti «veri». Era un’illusione, almeno a giudicare da quello che sta accadendo tra i liberi corsari della nuova scena politica tedesca da qualche settimana a questa parte. Dimenticati i fasti berlinesi di un anno fa e le altre piacevolissime «sorprese » nei diversi Länder, i Piraten sono caduti in una brutta crisi. Se si votasse domenica prossima, non raccoglierebbero, a livello federale, il 5% che separa la politica dal nulla. Ormai sono presenti sul territorio a macchia di leopardo: ancora relativamente forti a Berlino, in crisi nei Länder dei successi di quest’anno, praticamente inesistenti nelle altre regioni. Roba da 1-2%, talvolta anche meno. Ma soprattutto il partito «nuovissimo » si sta facendo un gran male da solo, dando spettacolo di sé proprio nei vizi rimproverati ai partiti «vecchi»: contrasti al vertice, personalismi, battaglie di potere e di influenza, dichiarazioni pubbliche in libera uscita (persino sul nazismo) abbandoni clamorosi motivati con il rimprovero di essere, ormai, «come gli altri» e, forse, peggio. PORTESBATTUTE La crisi è esplosa clamorosamente negli ultimi giorni. Prima si è scoperto che Johannes Ponader, segretario organizzativo, carica che in un partito come quello già puzza di suo di contradictio in terminis, non si è fatto scrupolo di organizzarsi in proprio (ovviamente in rete) una specie di colletta pro domo sua. Poi uno dei protagonisti del miracolo berlinese, Christopher Lauer, se ne è andato sbattendo la porta da un dibattito televisivo perché si era sentito «offeso» dal suo interlocutore socialdemocratico. Episodio per i nostri talk-show forse banale, ma del tutto sconosciuto finora alle cronache della tv pubblica tedesca. Infine due importanti membri della Direzione federale, Julia Schramm e Matthias Schrade, si sono dimessi uno dopo l’altro con motivazioni assai poco lusinghiere sui metodi con i quali Bernd Schlö mmer, l’attuale presidente dei Piraten, gestisce il potere al vertice del partito. Il motivo dell’abbandono di Julia, una militante attivissima che si era guadagnata sul campo il titolo di «Oberpiratin», piratessa-capo, dice molto sulle contraddizioni che popolano le idee dei suoi compagni. Dopo aver scritto un libro, «Klick mich» (“Cliccami”), sul suo «esibizionismo da internet», la donna ha ritenuto di non doverne autorizzare la riproduzione gratuita sulla Rete. Cosa che – con qualche ragione, va detto – le è costata pesantissime critiche dai compagni pirati perché evidentemente fuori linea dalla politica del partito contraria ai copyright. Fin qui le contraddizioni nelle quali i Piraten tedeschi sono andati a impantanarsi. Un giudizio sereno, però, non dovrebbe ignorare il significato delle novità che comunque la loro comparsa sulla scena politica ha portato con sé.Un quotidiano conservatore, ieri, faceva del sarcasmo sul modo in cui il partito «flüssig » (liquido) stia diventando rapidamente «überflussig» (superfluo). Ma l’esperimento di mettere la politica completamente nella Rete stimolando in tutti i modi l’interazione con i cittadini nasce comunque da un atteggiamento di grande rispetto per la democrazia partecipata. In questo, i Piraten sono certamente diversi, molto più «trasparenti», di altri movimenti di protesta o partiti «nuovi» che in altri paesi si mettono a disposizione di leader populisti che della democrazia partecipativa hanno un concetto molto «loro».

“Germania, verso il flop il «miracolo» dei Piraten” da l’Unità del 28 ottobre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009 al 2014, ricoprendo la carica di Presidente del Consiglio comunale.
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