“Il ministro Fornero guardi in periferia” di DARIO DI VICO dal Corriere della Sera del 4 settembre 2012

C on l’intervista rilasciata ad Antonella Baccaro sul Corriere di domenica 2 settembre il ministro Elsa Fornero ha lanciato l’ipotesi di premiare con il taglio del cuneo fiscale le imprese che coinvolgono i lavoratori. La proposta, anche se non è stata accolta da scroscianti applausi sindacali, merita comunque di essere approfondita e vagliata. Il metodo che propongo non è quello di una discussione sulle analogie o gli scostamenti rispetto al modello tedesco bensì di partire dalle best practice. Se a livello centrale, infatti, le relazioni industriali languono, nei territori la contrattazione integrativa è assai vivace e in molte materie va ben oltre gli schemi nazionali disegnando un futuro «tedesco» che è già alla nostra portata.
Purtroppo gli accordi aziendali hanno una circolazione limitata e il dibattito sindacale resta così influenzato dalle vicende di Mirafiori o di Pomigliano (e del racconto che se ne fa nei talk show) e non da quanto avviene in altre centinaia di stabilimenti, soprattutto in Lombardia e nel Nord Est. Non sto parlando solo di piccole e medie imprese, la contrattazione innovativa si svolge molto spesso dentro le multinazionali e riguarda in primo luogo la produttività che i sindacati accettano di negoziare in cambio dell’introduzione di istituti di welfare aziendale e di un percorso formativo più stringente. Nella stragrande maggioranza dei casi questi accordi sono sottoscritti unitariamente da Cgil, Cisl e Uil. In varie medie imprese lombarde, ad esempio, sono stati negoziati accordi anti-assenteismo con premi legati all’effettiva presenza sul posto di lavoro. Esistono inoltre premi di redditività collegati al raggiungimento dell’Ebitda e ai ricavi di vendita del gruppo. In un’azienda di Bergamo la Tesmec (300 dipendenti) è stato istituito un indice di professionalità collegato a incentivi individuali e a un percorso formativo.
Dicevamo delle multinazionali. Alla Heinz come alla Danone, alla Ferrero come all’Heineken le esperienze che si vanno facendo sono di scambio tra flessibilità e riconoscimento della professionalità. Si parte da una maggiore disponibilità a variare gli orari e poi si deroga al principio «un uomo=una mansione», i lavoratori diventano polivalenti, disponibili a cambiare mansione non una ma più volte. Le aziende recuperano produttività potendosi adeguare meglio all’imprevedibilità dei mercati e in cambio accettano di fidelizzare la manodopera, curarne l’iter professionale e garantire sbocchi in termine di qualifiche. Come si può vedere le soluzioni trovate nei territori sono molteplici e si sforzano in primo luogo di aderire ai problemi reali. Una discussione, come quella suggerita dal ministro Fornero, dovrebbe dotarsi della stessa capacità. Evitare estenuanti riunioni in cui governo e parti sociali si rimpallano le rispettive parole d’ordine e invece partire dal concreto. Da quello che si è fatto e che sicuramente può essere migliorato. Specie se trova conferma la disponibilità governativa a ridurre il cuneo fiscale.
@dariodivico

“Il ministro Fornero guardi in periferia” di DARIO DI VICO dal Corriere della Sera del 4 settembre 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009. Attualmente è Presidente del Consiglio comunale di Carpi e Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013.
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Una risposta a “Il ministro Fornero guardi in periferia” di DARIO DI VICO dal Corriere della Sera del 4 settembre 2012

  1. paolo ha detto:

    la promessa degli sbocchi professionali è questione datata e messa nei contratti già alla seconda metà degli anni ’70 , per la cura dell’iter professionale non servono esempi per capire in cosa e per quanto realmente si impegnano le aziende , il cambiamento della mansione e soprattutto la mobilità ecco questa è la vera attitudine in particolare delle multinazionali (vedi il caso della IBM a Torino ,si parla di adesso ,che dice ai lavoratori o vi spostate tutti a Milano (provincia) o siete licenziati e niente trasferta o altra indennità ).
    Il punto che ritengo centrale e su cui le parti sociali nello specifico aziendali con la collaborazioni di alcune parti sociali sindacali e il ministro Fornero troveranno l’intesa sarà sicuramente la fidelizzazione della manodopera , bella conquista ,proprio quella non riuscita a Pomigliano e in tanti altri posti ,là dove si cerca in tutte le maniere di avere lo scalpo della FIOM
    FIDELIZZAZIONE !

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