“GLI SMEMORATI DEL BELPAESE” di SERGIO RIZZO dal Corriere della Sera del 29 luglio 2012

Non serve la palla di vetro per immaginare come potrebbe andare a finire. Trasferendo le loro funzioni a Comuni e Regioni, il decreto salva Italia avrebbe cancellato di fatto le Province. Con la giustificazione di un ricorso pendente alla Corte costituzionale, anche se non si possono escludere pesanti pressioni politiche, il governo Monti aveva poi preferito imboccare con la spending review una strada diversa: non più l’abolizione, ma la riduzione del numero e l’accorpamento degli enti più piccoli. Una volta in Parlamento, si è però passati al semplice «riordino». Che non verrà deciso dall’esecutivo, ma dalle autonomie locali: cioè dalle stesse Province. Un po’ come dare al cappone il potere di scegliere quando e in quale modo celebrare il Natale.
Ecco la lezione impartitaci ancora una volta dalla tanto attesa revisione della spesa che si vota domani al Senato. Nel momento in cui siamo chiamati ad affrontare un’emergenza, dal terremoto alla crisi finanziaria, riusciamo a dare il meglio di noi stessi. Con il governo tecnico siamo perfino riusciti a reinterpretare in chiave moderna il ruolo di Cincinnato. Ma quando sembra che l’urgenza immediata sia passata, anche solo per un momento, allora salta fuori il lato peggiore. Bastano una dichiarazione di Mario Draghi, lo spread che allenta la morsa e un paio di giorni di euforia in Borsa per far tornare a galla, intatti e se possibile incattiviti, tutti i vecchi vizi. Veti incrociati, interessi corporativi, tornaconti personali. Alla faccia di un debito al 123,3 per cento del Prodotto interno lordo, della recessione, dei tassi d’interesse alle stelle. E se poi, fatalmente, lo spread dovesse riprendere la propria corsa, ci sono già i colpevoli pronti. Qualcuno tirerà in ballo la crudeltà mentale di Angela Merkel, che vuole impedire alla Banca centrale europea di aiutare i Paesi in difficoltà. Altri si rifugeranno nell’ovvietà: l’Italia non è la Grecia né la Spagna. Indignandosi perché ci hanno messo insieme ai Pigs, i «maiali» dell’Unione monetaria. Fioriranno dotte argomentazioni circa il fatto che la differenza di rendimenti fra Btp e Bund non riflette il vero stato della nostra economia reale. Né mancherà chi ci spiegherà che noi, i compiti a casa, li abbiamo già fatti, e semmai adesso tocca ai maestrini di Berlino. Aggiungendo magari che fra lo spread di Monti e quello di Berlusconi non c’è alcuna differenza: tanto valeva, perciò, tenerci il Cavaliere.
In pochissimi diranno l’unica verità che vale la pena di ascoltare. Che se ci troviamo in questa situazione è perché i compiti a casa non li abbiamo fatti per vent’anni. E che la signora Merkel, alla quale si possono rimproverare tantissime cose, su un punto ha ragione da vendere: perché la moneta unica abbia un senso, chi ne fa parte deve avere i bilanci in ordine. Il tempo della finanza allegra è finito per tutti. Se l’Italia allineasse i costi per il funzionamento delle pubbliche amministrazioni a quelli della Germania il risparmio sarebbe di 50 miliardi l’anno. Far finta di ignorarlo è da irresponsabili. La revisione della spesa può essere l’occasione per una prova di maturità, dimostrando che siamo in grado di dare il meglio anche senza essere sull’orlo del baratro. Non sprechiamola.

“GLI SMEMORATI DEL BELPAESE” di SERGIO RIZZO dal Corriere della Sera del 29 luglio 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009. Attualmente è Presidente del Consiglio comunale di Carpi e Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013.
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4 risposte a “GLI SMEMORATI DEL BELPAESE” di SERGIO RIZZO dal Corriere della Sera del 29 luglio 2012

  1. paolo ha detto:

    Rizzo ha il pregio di andare al cuore dei problemi ,senza la smania dei tagliatori di testa , senza i perniciosi e infiniti distinguo , senza la fatica di dover dimostrare di dipendere e difendere qualcuno ,con la neutra neutralità di chi maneggia e non decide , di chi studia e trova , conoscendo gli impasti e i trucchi di chi grida ,ammonisce e poi pensa alle vacanze e rassicura i referenti e in primis chi è dentro il mercato, dentro la borsa .
    Sembra che sia inattaccabile da destra ,sinistra ,centro , da liberisti e statalisti ,quelli di sbilanciamoci ,quelli che chiedono Audit ,non contano niente , e figurati se compaiono le persone in carne e ossa che pagano per le leggi approvate in questi 9 mesi di tecnicogoveno, lavoratori, pensionati giovani , figurati se si parla della revisione di spesa nella sanità ,nei servizi al cittadino.
    Insomma quello che dovrebbe fare è chiaro e non può trovare obiezione , quello che non fa a partire dalla patrimoniale è un’altra cosa

  2. adriano ha detto:

    Il ceffone avvilisce il bambino e lo inibisce.
    Lo sculaccione, senza violenza e senza vendetta, lo educa.
    Rizzo sintetizza in poche parole quanto pensa la maggior parte di quelli che seguono la res publica con disincanto e senza tifo da curva sud: un tonificante sculaccione!

  3. Giuseppe ha detto:

    Rizzo. parole a effetto nessun dato. L.Oliveri: “Il Governo e il Parlamento sono del tutto consapevoli che l’accorpamento e la sottrazione di competenze alle province non ha alcuna utilità sul piano economico e finanziario; è solo una “coperta di Linus”, un contentino ai giornalisti che sulle intemerate contro la “casta” costruiscono la loro popolarità, nonché uno “scalpo” da offrire al popolo, da mostrare per far vedere che si lotta contro “gli sprechi”, anche se in effetti non si cava un centesimo dal buco.
    Dovrebbe essere, la spending review, una cosa molto, ma molto seria. E per attuarla non sarebbe stato necessario alcun supercommissario: una lettura attenta a referti e relazioni della Corte dei conti avrebbe consentito agevolmente di capire dove e come agire. Invece, come troppo spesso accade in Italia, la spending review ha finito per essere solo un nome, dietro il quale mascherare un’altra cosa: nel caso di specie la solita manovra correttiva dei conti estiva, intrisa di tagli lineari o, comunque, per nulla coerenti con una revisione della spesa basata su analisi delle priorità. Arricchita, però, in questo caso dal “simbolo”, l’accorpamento delle province. Troppo in pochi sanno e molti omettono (artatamente) che proprio di un simbolo e nulla più è l’accorpamento delle province. La prova? La tabella redatta dalla Ragioneria Generale dello Stato, illustrativa dei risparmi discendenti dal d.l. 95/2012. Leggiamola bene: la riga relativa all’accorpamento delle province non esiste nemmeno. Perché? Perché da tale idea non deriva nemmeno un centesimo di Euro, né nemmeno una frazione di Dracma, di risparmio. Nulla.” Si dimostri il contrario, ma dati alla mano. (articolo completo: http://www.leggioggi.it/2012/07/27/accorpamento-province-come-la-coperta-di-linus/).

  4. Michele Scarrone ha detto:

    Rizzo non sa di cosa parla. Solo commenti e nessun dato o peggio. Basterebbe andare un pò a lezione dal giornalismo anglosassone dove non si esprime una sola opinione senza il supporto di dati e cifre. E questo il meglio del giornalismo nostrano?

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