“Un po’ di flemma, siamo italiani” di Giuseppe De Rita dal Corriere della Sera del 27 luglio 2012

La finanza internazionale ci opprime, con lo spettro dello spread. L’Unione Europea ci impoverisce, con lo spettro di un teutonico rigore. E ce lo mandano regolarmente a dire, per il tramite dei nostri governanti di turno, nei cui messaggi ritroviamo le ormai classiche frasi «ce lo chiedono i mercati» e «ce l’impone l’Europa».

E come reagiscono gli italiani, oppressi da tali scoraggianti attenzioni? Certo si avvertono sintomi di insicurezza e al limite di paura in quel tam-tam orale che è dominante nella nostra comunicazione collettiva. Ma nel fondo non si sfugge all’impressione che gli italiani, come sempre di fronte ad un dramma annunciato, stiano reagendo con un atteggiamento che è un mix di flemma ben visibile e d’orgoglio ben nascosto.

La flemma ci viene da antiche propensioni: alla sdrammatizzazione dei toni; all’adattamento come scelta strategica; alla permanenza di uno scheletro contadino che sa come vivere le avversità; ed anche al fatalistico «non fasciarsi la testa prima di cadere ». Ma è anche una flemma che riposa sul fatto che dal ’45 in poi questo sistema ha superato prove di enorme gravità; ha sempre mostrato una eccezionale tenuta sia alle crisi interne sia a quelle esterne; ha coltivato il primato dell’economia reale nei comportamenti dei suoi tanti soggetti di sviluppo; ha potuto contare per decenni su una grande coesione (nella dinamica fra gruppi e classi sociali, nei territori, nel micro delle relazioni umane). E si capisce allora come la relativa sdrammatizzazione dell’attuale crisi non sia un eterno ritorno della rimozione da scetticismo, ma sia piuttosto un silenzioso orgoglio di non esser poi così male in arnese come altri amano descriverci.

Ma sta proprio qui il pericolo: cioè che agli altri europei la nostra flemmatica solidità non piaccia. I mercati e chi li manovra preferiscono l’immagine di noi italiani fatta da fannulloni, evasori fiscali, scialacquatori del pubblico denaro; immagine che piace tanto alla comunicazione di massa (anche nostra) ed alle cancellerie europee (anche alla nostra, qualche volta). Ed è forse per questo (è ipotesi avventata ma non inverosimile) che essi preferiscono il dramma alla continuità, il default all’adattamento continuato, il «sangue subito» alla tenuta nel tempo lungo.

Condizionati da tali preferenze ci auto-imponiamo costrizioni sempre più urgenti ma non sempre lucidamente motivate, non ultima quella che circola in questi giorni sull’anticipo delle elezioni al fine di «stabilizzare il quadro politico ». Così rischiamo di diventare sempre meno sovrani nella dinamica politica ma anche nella gestione della nostra immagine collettiva. Forse è allora tempo di contrattaccare sulle tre citate contrapposizioni di opinione: sarebbe cioè giusto sostenere la superiorità della tenuta di lungo periodo sul «sangue subito »; della capacità di adattamento continuato sull’angoscia da default; della continuità e coesione negli impegni collettivi sulla continua drammatizzazione delle cose. Avanzando l’ipotesi che è su queste implicite scelte di vita che vorremmo essere giudicati, senza paura di qualche sorrisetto beffardo dei fautori del «sangue subito».

“Un po’ di flemma, siamo italiani” di Giuseppe De Rita dal Corriere della Sera del 27 luglio 2012

L’autore compie oggi 80 anni: auguri… anche dal Quinto Stato, che regala al commento dell’illustre sociologo il titolo di Articolo del Giorno

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009. Attualmente è Presidente del Consiglio comunale di Carpi e Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013.
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2 risposte a “Un po’ di flemma, siamo italiani” di Giuseppe De Rita dal Corriere della Sera del 27 luglio 2012

  1. adriano ha detto:

    Grazie Giuseppe De Rita
    Magari sei stato troppo indulgente coi tuoi concittadini, tuttavia hai espresso considerazioni perfettamente condivisibili e finalmente un po’ fuori dal coro.
    Non stonano affatto: sono uno splendido assolo.

  2. paolo ha detto:

    A parte gli auguri per il nostro concittadino che possiamo ritenere il più saccheggiato e il più deformato ,il più atteso fra i sociologi , sento solo il profumo di una chiamata a ribellarsi e vedo poca pietanza .
    Le metafore, i neologismi alla De Rita hanno accompagnato la mia “discesa in campo” oh! finalmente posso anch’io tra virgolette vestire questa casacca calcistica ,non siamo forse tutti pallonari , oltre che tutto il resto ,come dimenticare che il Presidente Partigiano Pertini anche lui citò il mandolino e la pizza per dire che il popolo italiano non ha paura di niente e sa come cavarsela sempre e fare onore alla bandiera ..
    Non mi ci rivedo in questo quadro , preferisco pensare che c’è chi continua a macinare chilometri d’asfalto per spingere carretti allegoroci con piovre di gomma piuma , chi ha assorda piazze e cittadini per dire che il debito non va pagato .C’è una Italia che è contro le privatizzazioni, contro i piani fasulli dei nuovi/vecchi padroni delle ferriere , c’è chi si batte per la salute e l’ambiente , per il lavoro e la solidarietà , per la scuola pubblica e per una sanità umana , contro gli f35 e contro la militarizzazione dei territori devastati da progetti che non servono a niente ..
    C’è chi vuole i diritti civili e meno baciapilismo clericale ., c’è chi ritiene che rispettare le diversità non è una coccardina da appuntare per le occasioni da santificare , considerare inclusione e integrazione una casa ovvia e non una caritatevole operazione di buonismo sociale , c’è chi non respinge immigrati e ritiene che siamo tutti italiani . C’è chi pensa che la cultura non si decide a porta a Porta .
    Ecco perchè ,mi sembra pericoloso chiedere di essere giudicati su quelle implicite scelte di vita di massa ben tratteggiate da De Rita esistenti reali , ma che sono le uniche che fanno comodo a chi realmente non ha intenzione di cambiare e svoltare e quindi le sceglie le indica come le sole contrapposizioni esistenti (pensiero unico .)
    Invece c’è un’italia grandissima che dice no e questa per fortuna è la Quarta contrapposizione che c’è

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