“Aiutiamo le famiglie a curare i bimbi disabili” di MARIO PIRANI da La Repubblica del 23 luglio 2012

Stanno venendo meno, anche in campo sanitario, le leggi e le misure di protezione delle patologie più gravi, alcune contradditorie e spenderecce ma nell’assieme tali da costituire una barriera difensiva a favore dei gruppi più deboli e indifesi. Del resto è un discorso ormai valido in ogni campo. Al disgregarsi progressivo della filosofia complessiva del Welfare che, pur subendo l’impatto dell’eccesso di spesa pubblica, lasciava uno zoccolo ideale, sia pure frantumato , per mantenere i pilastri di un diritto dei lavoratori come detentori di valori generali (di lavoratore, cittadino, studente, malato, disoccupato, ecc.) è subentrata la “spending review” non come metodo per diminuire tutte le spese , a comincire da quelle pubbliche, ma per tagliarle in via prioritaria, cancellando dalla loro rivendicazione ogni dignità valoriale.
Qualche reazione comincia a farsi sentire, non per pretestuose manovre di opposizione al governo Monti ma per riappropriarsi di un diritto di controproposta e di azione. La gravità, ad esempio, delle forme degenerative nella salute mentale dei minori sta sollecitando misure di riforma in grado di affrontarle. In Italia le famiglie con un figlio (da 0 a 18 anni) che deve essere seguito per un problema neuropsichiatrico sono oltre 800mila. Le cure durano in media dai 3 ai 5 anni. I disturbi sono molto diversi: dai piccoli ritardi ai gravi squilibri dello sviluppo intellettivo, dal blocco dell’apprendimento all’autismo, dalla depressione alle crisi d’ansia, dalla goffagine motoria all’iperattività. Un grave errore di approccio è di suddividere schematicamente diagnosi e cure. Per esempio molti bambini hanno più di un problema, leggono male: (dislessia?); sono disattenti: (sindrome: Adhd); si avviliscono facilmente: (depressione?). L’intervento settoriale rischia di far percepire un solo problema e che si ignorino gli altri, spesso aggravandoli. Solo studiando la prospettiva nel suo assieme siamo in grado di affrontare le situazioni nella loro realtà, si migliora l’intervento
e si risparmiano mezzi. Negli ultimi anni il problema si è inceppato. Il punto più drammatico è questo: 10 anni fa il rapporto fra numero di diagnosi fatte e il numero di cure riabilitative proposte era di 1 a 6. Negli ultimi anni è sceso al di sotto di 1 a 3, per effetto del taglio dei soldi per la cura. Molti genitori sono costretti a dilazionare e diluire la terapia, rischiando di aggravare irreparabilmente le difficoltà. Inoltre molte esenzioni sanitarie vengono limitate ai 6 anni mentre dovrebbero arrivare almeno ai 12. La contrazione della spesa per i servizi specialistici nella sanità scarica i problemi della salute mentale sui servizi sociali e sulla scuola. Oggi finalmente si comincia a percepire la natura dei tanti aspetti del diffuso disagio giovanile. Una folta rappresentanza di senatori di tutti i gruppi, ispirati dai sen. Bianconi, Adragna e Finocchiaro dopo accurate discussioni con i ministeri competenti, l’Istituto di Sanità, l’Istituto Bollea dell’Università di Roma, guidato dal prof. Gabriel Levi, hanno presentato al Parlamento una proposta costruttiva di Legge sulla salute mentale in età evolutiva che ha raccolto il consenso di tutte le forze politiche. I punti qualificanti sono: 1) Consolidare una rete di servizi autonomi (quindi non soggetti a pastoie burocratiche, ammini-strative, ecc) di Neuropsichiatria infantile su tutto il territorio nazionale: uno ogni 100mila bambini/ ragazze da 0 a 18 anni. 2) Definire una politica integrata di interventi che colleghi i progetti evitando gli approcci a francobollo per singole patologie che, quando sono separati costano molto e rendono poco. 3) Priorità agli interventi che possono prevenire la malattia mentale prima dei 13/14 anni. 4) Una relazione annuale sulla salute mentale in età evolutiva da presentare ad una competente Commissione parlamentare, per ottenere valutazioni, indirizzi ed indicazioni operative.
Non dimenticando che i disturbi incombono nell’età dello sviluppo e possono essere curati durante lo sviluppo.

“Aiutiamo le famiglie a curare i bimbi disabili” di MARIO PIRANI da La Repubblica del 23 luglio 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009. Attualmente è Presidente del Consiglio comunale di Carpi e Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013.
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Una risposta a “Aiutiamo le famiglie a curare i bimbi disabili” di MARIO PIRANI da La Repubblica del 23 luglio 2012

  1. paolo ha detto:

    Buongiorno ,mi permetto di postare un aticolo pubblicato su La Nazione , mi pare che valga più di ogni commento , grazie.
    Nazione del 23-07-2012

    «Aiutatemi, perché ho paura di mio figlio»

    Disperata lettera del padre di un giovane colpito da una grave malattia mentale

    PISTOIA. Un padre disperato ha consegnato, a mano, quattro lettere: una al prefetto, una al questore, una al sindaco e l’altra al direttore generale dell’Asl. Quello che racconta nella sua lettera, che qui in gran parte riportiamo, è un dramma che certo non riguarda soltanto lui, ma tutti quei genitori che affrontano, ogni giorno, la malattia mentale di un figlio. Vincenzo Fattorini, 67 anni, con toccante dignità, chiede aiuto e attenzione. «Sono un padre disperato e addolorato. Ho un figlio di 38 anni affetto da grave schizofrenia. Sono 25 anni che provo con tutte le mie forze a curarlo o perlomeno a fermare ogni suo gesto insano che potrebbe causare, a lui stesso e agli altri, conseguenze da cui non si può tornare indietro. Ma nonostate i tanti sforzi fatti i risultati sono deludenti. Le ho provate di tutte. Sono entrato nell’associazione “Solidarietà e Rinnovamento” divenendo vicepresidente e creando al suo interno la cooperativa “Il Poeta”, che si occupava di piccole produzioni di piante, per aiutare i ragazzi come lui e le loro famiglie a trovare un impegno. Alla fine di questa esperienza, visto che sembrava migliorato, ho aperto una ditta, un’attività di manutenzione, a nome suo, con me pensionato come collaboratore nella speranza che questo, insieme alle cure mai sospese, lo avrebbe aiutato. Ho utilizzato tutte le mie risorse, finanziarie e fisiche. L’ho portato da psichiatri e psicologi in tutta Italia, da preti esorcisti e persino da santoni. Ma anche questo non è servito a nulla. Solo a spendere altri soldi e tanta fatica. Ho chiesto aiuto a tutti, sindaci, politici, sindacalisti, a trovare un luogo dove mio figlio potesse essere assistito in modo da tenere la sua malattia sotto controllo. Ma niente. La nostra vita prosegue Vincenzo è diventata una via crucis, solo dolore e soffernza, senza pausa e senza speranza. Con il passare degli anni la situazione è diventata ancora più difficile, al dolore si è aggiunto il rischio e il pericolo, a causa dei sempre più frequenti scontri fisici, dalla distruzione dei mobili fino a vere e proprie aggressioni nei miei confronti. Sempre più spesso sono costretto a dormire con la porta della camera chiusa a chiave. Oltre al dolore e al senso di impotenza adesso si è aggiunta anche la paura. Recentemente, in più occasioni, sono stato costretto a chiedere l’intervento del 113 e dei carabinieri perchè da solo non riesco più a fronteggiare la situazione. Varie volte, sia io che suo fratello siamo stati costretti a difenderci con la forza. La nostra vita è un vero inferno senza via d’uscita. Di tutto questo, forse sbagliando, non abbiamo mai presentato denuncia. Ma lui sottolinea è mio figlio, per me non è facile denunciare mio figlio, anche se mi minaccia e mi aggredisce. Adesso, dopo 25 anni di questo calvario, con meno forze, senza risparmi, con mia moglie scomparsa da poco per un male incurabile (che ha sempre nascosto e mai voluto curare perchè stanca di vedere il figlio in queste condizioni), ho paura. Paura di vivere con lui nella stessa casa. Non ho più i mezzi per farvi fronte ho una modesta pensione e vado avanti solo grazie a lavori saltuari. Da solo non ce la faccio più. Scrivo alle istituzioni conclude nella speranza che vogliate aiutarmi a trovare una sistemazione che permetta a mio figlio di vivere senza danneggiare nessuno». Vincenzo ci ha poi fatto sapere che dopo la consegna della lettera la questura gli ha fornito un primo, importantissimo aiuto, ritirandogli alcuni vecchi fucili, un provvedimento per il quale Fattorini esprime la sua gratitudine al questore e ai suoi collaboratori. Anche l’Asl si sta muovendo per aiutarlo in questo delicato momento.

    di Lucia Agati

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