“L’ombra del killer solitario” di GIANNI RIOTTA da La Stampa del 21 luglio 2012

Ho detto alla mia ragazza, fingiamoci morti, fingiamoci morti, ma non ho visto il killer, m’è sembrato solo un’ombra, un profilo nel buio»: così Chandler Brannon, 25 anni, racconta della strage al cinema di Aurora, a Denver in Colorado. Lui e la fidanzata immobili sul pavimento, il coetaneo James Holmes, 24 anni, con la maschera da guerra chimica e le armi in pugno. La sua casa innescata con «booby traps», trappole esplosive, forse chimiche.

Lo cercano su Facebook subito, lo trovano, o forse no, James Holmes è nome comune in America, e il James Holmes di quella pagina risponde con filosofia «amo i libri, non le armi, porto sì quel cognome ma siamo in tanti, non dovreste precipitarvi a conclusioni sbagliate». Il killer presunto, l’altro James Holmes, studiava al Medical Campus dell’Università del Colorado, a Denver, ma a giugno era uscito dai registri, «drop out», come si dice in gergo, per lui niente PhD, il più ambito titolo di studio d’America, quello che solo, con l’Md della Medicina, vi dà il diritto di essere chiamati «Dottore». Il mancato dottor Holmes qualche problema doveva però averlo, se la mamma, raggiunta al telefono dalla polizia dopo la strage, non ha detto, come il ragazzo di Facebook «ma sono molti gli Holmes in America», s’è rassegnata subito: «È lui quello che cercate».

Non sappiamo se Holmes ascoltasse alla radio il popolare commentatore di destra Rush Limbaugh, che nei giorni passati aveva accusato l’ultimo film di Batman di essere segretamente sponsorizzato dalla campagna del presidente Obama, perché il cattivo – che vedete nei poster con una maschera come quella indossata dal killer di Aurora – si chiama Bane, Flagello, pronuncia Bein, e la finanziaria fondata dallo sfidante repubblicano Romney si chiama invece Bain, pronuncia uguale. Su Twitter lo scrittore Salman Rushdie scrive che il vero Bane, flagello d’America, «sono le armi». E di armi, grazie alle leggi protette dalla lobby National Rifle Association, Holmes ne aveva quante poteva comprarne. Si vendono semiautomatici, ma basta uno spillo per trasformarli in armi da guerra, da 600 colpi al minuto come l’Uzi. Obama ha sospeso la campagna elettorale e fatto quel che sa fare meglio, riflettere sullo stato d’animo americano. «Sono momenti di oscurità e sfida, dobbiamo agire come una famiglia unita in America…».

Dei motivi del killer l’Fbi sa quanto il ragazzo che ne ha visto la sagoma al buio. «Il sospettato non parla, non sappiamo se ha agito da solo, se è invece terrorismo…». Perché nel linguaggio tecnico delle indagini il «killer solitario» va distinto dal «terrorista». Mohammed Atta che l’11 settembre 2001 fa strage a New York e Washington, 2996 morti e 6000 feriti, è «terrorista». L’ex soldato diventato estremista di destra Tim McVeigh, che nel 1995 al Federal Building di Oklahoma City semina con una bomba 168 morti, 680 feriti, è terrorista. Chi agisce da solo, senza un motivo «politico» è un «lonely killer», killer solitario, spesso «deranged», mezzo matto. In realtà siamo tutti come Chandler Brannon, il ragazzo steso a terra al cine, ad Aurora, dei killer intravediamo appena la sagoma al buio, difficile capirli, neppure Dostoevskij ci riesce. Il primo dei killer solitari si chiamava Andrew Kehoe, nessuno lo ricorda più ma dopo Atta e McVeigh è lui ad avere ucciso più americani in un solo attacco, il 18 maggio del 1927, a Bath in Michigan. Amministratore di una scuola e agricoltore, Kehoe reagì all’imposizione di una nuova tassa, uccise la moglie, incendiò la fattoria e detonò una bomba alla scuola, facendo strage di 38 bambini delle elementari e due insegnanti. 60 i feriti. All’arrivo della polizia Kehoe si barrica in macchina, l’ha imbottita di schegge metalliche, fa esplodere una granata a colpi di fucile Winchester e muore, kamikaze, uccidendo nello scoppio altre quattro persone.

A casa nascondeva tre quintali di dinamite, voleva radere al suolo la sua scuola: in odio alle tasse. In che inferno brucia Kehoe, girone dei terroristi o Malebolge del killer solitario? A 25 chilometri da Aurora, dove i ragazzi s’erano mascherati per il film di Batman finendo uccisi, sorge il liceo di Columbine, dove il 20 aprile 1999 due studenti, Harris e Klebold, uccisero dodici compagni e una professoressa, ferendone altri 24. Giustiziando i coetanei uno per uno, con le armi comprate senza licenza e bombe fatte in casa, Harris e Klebold chiedono «Credi in Dio?» prima di decidere se sparare o no, esclamano «Dio è gay!», insultano un ragazzo: «Ecco, trovato il negro», cercano vendetta: «Ci chiamavate froci eh? E adesso vi ammazziamo, i froci siete voi». Alla fine Harris si spara in bocca, Klebold alla tempia, sono già gli anni del web, si dà la colpa ai loro blog, ai videogiochi, i due vivono per sempre nelle immagini delle telecamere di sicurezza, il regista Moore vince l’Oscar col documentario-denuncia «Bowling for Columbine».

Terroristi? Killer solitari? O non piuttosto malati di mente, depressi da curare con psicofarmaci come affermano dopo la strage tanti dottori? Anders Breivik, che il 22 luglio del 2011 uccide uno per uno, come Harris e Klebold, 69 adolescenti della scuola quadri socialdemocratica in Norvegia, scriveva su Internet manifesti razzisti e neonazisti, il suo attacco aveva una precisa mira politica, ma non andrà in galera. La benigna cultura riformista scandinava cui ha dichiarato guerra lo ha giudicato malato di schizofrenia, da curare a vita in una clinica pubblica, a spese dello Stato che voleva abbattere. Né terrorista, né killer solitario superuomo, malato. La storia macabra degli attacchi assegna il record di killer solitario a Seung-Hui Cho, 23 anni, studente al Virginia Tech, affetto da ansia cronica e altre turbe psicologiche. Il che non gli impedisce di comprare una Glock 19 e una Walter P 22 e seminare, il 16 aprile 2007, strage a scuola, dopo essersi ripreso sul web, 32 morti e 23 feriti, finendo poi suicida. Killer solitario stavolta o, di nuovo, un malato? Il sindaco di New York, Bloomberg, ha rotto ieri la litania del cordoglio, chiedendo a Obama e a Romney di impegnarsi a regolare finalmente l’acquisto di armi.

Ultimo a provarci l’ex addetto stampa di Reagan, Brady, che restò ferito nell’attentato al Presidente nel 1981, killer mancato Hinckley, ennesimo malato di mente con pistola in tasca: da allora, dopo la legge detta «Brady Bill» del 1983, nulla è stato fatto. La lobby delle armi, la Nra, si difende dietro il Secondo emendamento alla Costituzione, che autorizza i cittadini a portare armi, per non lasciare allo Stato il monopolio della forza. Ma la lobby nasconde la prima metà dell’emendamento, che limita il porto d’armi «nell’ambito di una ben regolata milizia».

I padri fondatori (Jefferson corresse di pugno l’emendamento) non erano per armi da guerra in mano ai matti, ma per la Guardia Nazionale contro il ritorno della Corona inglese. Il dibattito continuerà per qualche giorno, come dopo ogni strage. Non aspettatevi né da Obama né da Romney riforme sotto elezioni, ci vorrebbe un indipendente come Bloomberg per provarci. Discuteremo se terrorista, matto o killer solitario, conteremo le bare, un semiologo farà una tesi sul Facebook di James Holmes, attenderemo la prossima strage, in ordine di grandezza sull’enciclopedia online Wikipedia: ma del Male coglieremo solo l’ombra al buio, impenetrabile.

Twitter @riotta

“L’ombra del killer solitario” di GIANNI RIOTTA da La Stampa del 21 luglio 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009 al 2014, ricoprendo la carica di Presidente del Consiglio comunale.
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