“Quanto stavano meglio i giovani degli anni Novanta” di Ilaria Sesana, Infografica di Carlo Manzo da linkiesta.it

Infografica di Carlo Manzo

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Negli anni ’90 i giovani ascoltavano Nevermind, e non era un caso. Solo vent’anni fa la vita era più facile, i posti di lavoro raggiungibii e stabili, la carriera possibile. Nevermind, appunto. Ora le cose sono cambiate. Il paese è in crisi e non cresce e a pagare il prezzo più alto sono i ragazzi tra i 20 e i 30 anni. «La situazione degli esodati è grave, ma quella dei giovani è ancora peggio», spiega Antonio Schizzerotto, professore di sociologia all’Università di Trento. Meno soldi e meno possibilità. Resta solo la vecchia musica.

Nel 1991 veniva pubblicato “Nevermind”, album capolavoro dei Nirvana. Nelle radio impazzavano Pearl Jam, Smashing Pumpkins e Dire Straits. Mentre chi ha vent’anni, oggi, deve accontentarsi di Justin Bieber e Lady Gaga. Non c’è che dire: i ragazzi degli anni Novanta se la passavano decisamente meglio rispetto ai loro coetanei degli anni Duemila. E non solo da un punto di vista musicale.

Chi oggi ha un’età compresa tra i 20 e i 30 anni deve fare i conti con lavoro precario, remunerazioni più basse, tassi di disoccupazione più alti. Elementi che rendono più difficile costruirsi una famiglia e programmare una vita “adulta”.

Prendiamo, ad esempio, le buste paga: nel 1991 lo stipendio medio di un giovane di età compresa tra i 20 e i 30 anni era di 13mila euro. Nel 2010 è scesa a 10mila. Lo stesso vale per il tasso di occupazione passato dal 54% fra i 20-30enni nel 2002 al 41% nel 2011.

Il lavoro (quando c’è) è sempre più precario e frammentato. «Negli anni 70 la disoccupazione giovanile era molto alta, ma quando i giovani iniziavano un percorso lavorativo si andava in crescita: miglioravano i salari e aumentava la stabilità. Dagli anni 90 in poi la ripresa dell’occupazione è stata favorita attraverso provvedimenti che hanno abbassato il costo del lavoro. Attraverso contratti atipici e a termine», osserva Ugo Trivellato, professore emerito di statistica economica all’università di Padova e co-autore della ricerca “Generazioni diseguali – Le condizioni di vita dei giovani di ieri e di oggi” della fondazione Ermanno Gorrieri. Negli anni 90 solo il 18% dei giovani aveva un contratto di lavoro a tempo determinato, per passare al 24% nel 2000 e salire al 33% tra coloro che nel 2011 avevano un’età compresa tra i 20 e i 30 anni.

Buste paga sempre più leggere dunque. Ma solo per i più giovani: chi ha avuto la fortuna di nascere negli anni Sessanta-Settanta, mediamente, se la cava meglio. I salari d’ingresso, ad esempio, sono più bassi rispetto al passato e anche il reddito equivalente per classi d’età conferma che i giovani degli anni Dieci se la passano molto peggio rispetto ai loro coetanei degli anni Novanta. Fatto cento il reddito medio del 1991, diventa 104 nel 2005 per poi precipitare a 97 nel 2010. Al contrario di quanto avvenuto per gli adulti di età compresa tra i 55 e i 64 anni: per loro la busta paga è sempre più pesante. Fatto 100 il reddito nel 1991, nel 2010 è 130.

Precarietà come strumento per abbassare il costo del lavoro, grimaldello per cercare di uscire dalla crisi che blocca l’Italia dagli anni Novanta. Ma la cura potrebbe rivelarsi peggiore del male: «Il ciclo di lavoro e di reddito di una persona è molto influenzato dagli anni iniziali – avverte Trivellato. Se una generazione parte male è più difficile che recuperi. Siamo di fronte a un’inerzia che riguarda non solo 20enni e 30enni, ma che arriva a colpire anche i 40enni».

Ma quali sono le cause di questo stop (forzato) per le giovani generazioni? Da un lato la crisi di un paese che da 15 anni è praticamente immobile: il tasso di crescita è passato dal 3,6% del decennio 1970-1980 allo 0,2% del primo decennio degli anni Duemila. «E questo ha comportato una seria riduzione alle opportunità lavorative che, in linea teorica, avrebbe dovuto colpire tutti. Ma invece ha penalizzato soprattutto i giovani», evidenzia Antonio Schizzerotto, docente di Sociologia all’università di Trento e co-autore della ricerca.

Le nuove regole del mercato del lavoro (dal pacchetto Treu alla riforma Biagi), infatti, non riguardano “gli anziani” e tutti coloro che erano già all’interno del sistema. Ma colpiscono i giovani senza garantire loro alcun beneficio in termini previdenziali o assistenziali. «Pur senza sminuire la gravità del fenomeno degli esodati, penso che la situazione in cui si trovano oggi i ragazzi che hanno tra i 20 e i 30 anni sia decisamente più preoccupante», sottolinea Schizzerotto.

Non resta che andare a spulciare su Youtube o nelle playlist del fratello maggiore: anche se ce li siamo persi, i Nirvana li possiamo sempre recuperare.

“Quanto stavano meglio i giovani degli anni Novanta” di Ilaria Sesana da linkiesta.it

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009. Attualmente è Presidente del Consiglio comunale di Carpi e Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013.
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3 risposte a “Quanto stavano meglio i giovani degli anni Novanta” di Ilaria Sesana, Infografica di Carlo Manzo da linkiesta.it

  1. paolo ha detto:

    Ricerca preziosa ,utile e con dati che rendono omaggio ad Ermanno Gorrieri il cui impegno per i temi sociali meriterebbe una rivisitazione e riproposizione .alla luce della deriva dei “progressisti”.
    Un aspetto che secondo me andrebbe documentato e ricordato ,per non dare una percezione distorta sulla presenza di un pensiero unico dilangante e massificato negli anni 90 del novecento ,infatti ,la concertazione, il pacchetto treu , la legge 30 , le partite iva, e tutto quanto è seguito alla sconfitta operaia degli anni 80 in poi (a cominciare dalla bella e trdita lotta dei 35 giorni alla FIAT- Il padron Romiti ha avuto l’orgoglio di confermare molte nefandezze che inutilmente i lavoratori facevano presente , in qualche intervista e in qualche libro ).
    In quegli anni c’erano gli oppositori, ma, quei giovani e anziani non facevano audience , il grande fratello e non solo televisivo pigliava tutta l’attenzione .
    Quello che accade a distanza di 10 anni ai giovani che a Genova 2001 protestavano e parlavano del pericolo della globalizzazione e della povertà e recessione nella quale siamo dentro fino al collo ,solo in 10 a pagare per tutti , è già accaduto a chi combatteva la situazione che in particolare subivano e vivevano i giovani negli anni ’9o.
    Non è facile dire che si stava meglio , ma non che non fosse peggio solo perchè adesso c’è il peggio del peggio.
    Con cordialità
    Paolo

  2. adriano ha detto:

    E’ un tema appassionante. La risposta non è semplice perchè oltremodo articolata. Non è stato un putch, non ci sono state occupazioni poliziesche o militari. Chi ha ottenebrato la mente di troppi italiani, lo ha fatto con metodo sottile ed efficace: evidentemente ilsistema precedente portava sul groppone le sue colpe. Io ricordo come fosse ieri la risposta di una tarantina intervistata sul perchè avesse deciso di votare per Cito sindaco della sua città: “se siamo arrivati a votare questo, provate ad immaginare come sono quegli altri!”
    Resta il dramma dei giovani cui viene scippato il futuro. Già che site sul tema, provate a capire l’imbarazzo di chi ha passato quaranta anni al lavoro e che ora si deve vergognare di ricevere una pensione di cui ha interamente versato i contributi.
    Purtroppo i responsabili di TUTTO ciò siamo TUTTI noi.

  3. Nick ha detto:

    Antonio Schiezzerotto inventa storie fantastiche!

    “Nel 1991 veniva pubblicato “Nevermind”, album capolavoro dei Nirvana. Nelle radio impazzavano Pearl Jam, Smashing Pumpkins e Dire Straits. Mentre chi ha vent’anni, oggi, deve accontentarsi di Justin Bieber e Lady Gaga. Non c’è che dire: i ragazzi degli anni Novanta se la passavano decisamente meglio rispetto ai loro coetanei degli anni Duemila. E non solo da un punto di vista musicale”.

    Negli anni 90′ in Italia: mani pulite,bombe e stragi al sud,crisi economica,governo tecnico dini,differenziale oltre 7.00 pb sul bund,lira quasi in bancarotta,guerra ex jugoslavia,ciampi che alimenta unione con economia tedesca,lavoro interinale 1997 (una paga per apprendista era circa 250 mila lire al mese) crisi acciaio del 1992…ecc ecc ecc Nevermind dei Nirvana è un disco terribile,con tematiche nichiliste,magari qualcuno oltre che ascoltarlo,traducesse le parole invece di fare il “professore” dietro una cattedra…
    Era la generazione x,la doom generation,ma quale situazione migliore?!
    Sicuramente in musica i giovani d’oggi non hanno nulla,ma solo rivisitazioni,ma l’economia è altra storia!!!

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