“In Libia vince il fantasma di Gheddafi” di MIMMO CÁNDITO da La Stampa del 12 luglio 2012

Potrà anche apparire come una beffarda ironia della Storia, ma la realtà è che questa sorprendente vittoria dei moderati in Libia è l’ultima eredità di Gheddafi. Si può legittimamente dire tutto il male che si vuole dei suoi 40 anni di violenze, tuttavia, quando vedremo sedersi sulla tribunetta del Parlamento non un barbuto seguace della Fratellanza Musulmana, ma un glabro signore di modi occidentali che, certamente, anche lui, ringrazierà Allah, e però poi farà riferimento ai valori della democrazia e al tempo nuovo che il suo Paese si appresta a vivere, ebbene, tutto questo lo dovremo a quel dittatore che aveva fatto della Libia un feudo personale.

E’ politicamente scorretto trovare qualche traccia perfino positiva nella vita e nella eredità di un dittatore. Ma la “serendipity” è una straordinaria avventura della complessità del reale, e se Jibril e la sua Alleanza di forze moderate hanno ora potuto guadagnarsi la maggioranza dei consensi elettorali, questo risultato nasce anche dal processo di laicizzazione che Gheddafi aveva guidato nella costruzione della sua Jamahiryia.

Le Primavere arabe hanno aperto un terreno di confronto dove, in ogni singolo paese, lo scontro più aspro ha sempre avuto come attore protagonista il movimento islamista: quale che ne fosse il nome, che si chiamasse Fratellanza Musulmana o Partito della Giustizia, era comunque un raggruppamento di forze, di personalità, di progetti, che puntava a raccogliere la maggioranza dei consensi grazie a una proposta che nel recupero politico della religione riusciva a sanare il vuoto identitario lasciato dal crollo dei vecchi regimi. In assenza di strutture politiche consolidate, e credibili, l’esercizio collettivo della pratica della fede era un rifugio dove i valori simbolici davano una confortante garanzia di fronte al rischio della palingenesi rivoluzionaria.

In Libia, questo non è avvenuto. A Tripoli, come a Bengasi, a Sirte, o anche laggiù nella calura sabbiosa di Sebha, il richiamo del muezzin riempie ancora i silenzi del cielo per cinque volte ogni giorno, e il venerdì nelle moschee il sermone dell’imam trova sempre orecchie attente; ma i quarant’anni di gheddafismo hanno posto la religione al margine della vita sociale, sostituendola con un costume che – pur senza ignorare l’Islam – privilegiava uno stile di vita tentato dalle abitudini e dalle fascinazioni del modernismo consumista. La caccia del regime a qualsiasi conato di formazione politica religiosa è stata spietata, e se pure a Derna, nel cuore antico della Cirenaica, s’era formato uno dei nuclei più intransigenti del jihadismo (la componente nazionale più numerosa del terrorismo qaedista è stata quella libica, in proporzione alla ridotta dimensione demografica del paese), un minimo di sospetto era sufficiente per finire i propri giorni nelle galere di Gheddafi.

Bastava comunque vivere le battaglie della Rivoluzione del 17 febbraio tra le file dei giovani twarr, un anno fa, dovunque, ad Ajdhabya come a Misurata o nella stessa Tripoli in rivolta, per capire subito come il grido che accompagnava la loro guerra – Allah u-akhbar, Allah è grande – non fosse per nulla un inno religioso, ma soltanto l’impeto liberatorio di una identità che accomunava clan, tribù, etnie, radici localistiche. E se pure qualcuno degli shebab rivoluzionari talvolta s’inginocchiava verso la Mecca, quella guerra era comunque anche per lui una guerra «laica», di libertà e di riscatto.

Due sono le componenti, sociali e politiche, che hanno retto la costruzione culturale di questo laicismo libico: un reddito relativamente alto, grazie ai proventi del petrolio, e una sorta di statalismo che nella fantasiosa struttura della Jamahiryia pilotava i rapporti tra il potere e la vita quotidiana. Naturalmente, tutto questo non vuol dire che Jibril non sia un fervente musulmano, né che dell’Islam non terrà conto nella costruzione del governo; ma la sua vittoria è anche la vittoria della complessità del reale nella vita dei popoli. Che sopravvive anche quando le rivoluzioni ne cambiano il corso.

“In Libia vince il fantasma di Gheddafi” di MIMMO CÁNDITO da La Stampa del 12 luglio 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009 al 2014, ricoprendo la carica di Presidente del Consiglio comunale.
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2 risposte a “In Libia vince il fantasma di Gheddafi” di MIMMO CÁNDITO da La Stampa del 12 luglio 2012

  1. adriano ha detto:

    Come tutte le cose di questo mondo è la misura che determina il danno eventuale. Se metti troppo sale nella minestra, non la mangi; se ne metti troppo, non la mangi comunque. Il segreto sta nella misura.
    Vale tutte le altre cose che è inutile elencare per intero: chiacchiere, lavoro, divertimento etc.
    Gheddafi a suo tempo ha rovesciato un governo corrotto, alla fine il corrotto era lui (contrariamente al postulato di Andreotti).
    Tuttavia molto bello l’articolo: pone i giusti punti interrogativi senza sputare sentenze saccenti: il giusto equilibrio! In questo caso tra informazione, stimolo e riflessione.

  2. QuintoStato ha detto:

    Ho trovato questa riflessione di Candito sulla laicità libica molto interessante. Naturalmente anche i governi laici devono rispettare i diritti umani. E dunque invito a riflettere anche sulla campagna Amnesty e su accordi del nostro Governo sul tema immigrazione che rischiano di riportarci indietro. Si veda il link

    http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5757/P/5138?utm_source=Newsletter&utm_medium=Email&utm_campaign=Luglio2012

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