“COSÌ VIENE UMILIATA L’ISTRUZIONE PUBBLICA” di NADIA URBINATI da La Repubblica del 5 luglio 2012

Il piano di tagli agli sprechi messo in cantiere dal governo Monti prevede alla voce scuola una ingiustificata partita di giro che toglie 200 milioni di euro alle istituzioni pubbliche per darli a quelle private. Con una motivazione che ha dell’ironico se non fosse per una logica rovesciata che fa rizzare i capelli in testa anche ai calvi. Leggiamo che si tolgono risorse pubbliche alle università statali al fine di “ottimizzare l’allocazione delle risorse” e “migliorare la qualità” dell’offerta educativa. Stornare risorse dal pubblico renderà la scuola più virtuosa. Ma perché la virtù del dimagrimento non dovrebbe valere anche per il settore privato? Perché solo nella già martoriata scuola pubblica i tagli dovrebbero tradursi in efficienza?
Lo stillicidio delle risorse all’istruzione pubblica e alla ricerca va avanti imperterrito da più di dieci anni, indipendentemente dal colore dei governi e dallo stato dei conti pubblici. Il paradosso, che suona irrisione a questo punto della nostra storia nazionale, la quale documenta di una disoccupazione giovanile che veleggia verso il 40%, è che l’apertura di credito alle scuole private è andata di pari passo all’umiliazione di quelle pubbliche, ottime scuole peggiorate progressivamente quasi a voler creare artificialmente, e con i soldi dei contribuenti, un mercato per il servizio privato educativo che non c’era.
A partire dalla legge 62/2000, concepita come attuazione dell’Art. 33 della Costituzione, le scuole private dell’infanzia, quelle primarie e quelle secondarie possono chiedere la parità ed entrare a far parte del sistema di istruzione nazionale. Ottenere la parità (rispetto al valore del titolo di studio rilasciato) non equivale per ciò stesso a ricevere denaro pubblico. Eppure l’interpretazione della Costituzione che ha fatto breccia alla fine della cosiddetta Prima Repubblica ha imboccato la strada della revisione della concezione del pubblico, un aggettivo esteso anche a tutta l’offerta educativa riconosciuta come “paritaria”. Ciò ha aperto i cordoni della borsa pubblica alle scuole private, che in Italia sono quasi tutte cattoliche e che ricevono denaro dallo Stato sotto forma di sussidi diretti, di finanziamenti di progetti finalizzati, e di contributi alle famiglie come “buoni scuola”. I politici cattolici (trasversali a tutti i partiti) hanno giustificato questa interpretazione della parità con una lettura del 3° comma dell’Art.33 che è discutibile. Il comma dispone che “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Ma dice anche che “la legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”. Tuttavia il trattamento “scolastico equipollente” pertiene alla qualità educativa e formativa, un bene che spetta alla scuola privata mettere sul mercato, senza “oneri per lo Stato”. L’Articolo 33 potrebbe essere interpretato in maniera diversa.
Nel 1950, uno dei padri fondatori della nostra Costituzione, Piero Calamandrei proponeva una interpretazione ben diversa. E lo faceva mentre elucidava le astuzie e le strategie che potevano essere usate per distruggere la scuola della Repubblica. Le sue parole sembrano scritte ora: “L’operazione si fa in tre modi: (1) rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. (2) Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. (3) Dare alle scuole private denaro pubblico… Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. È la fase più pericolosa di tutta l’operazione… Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito”.
Con il volgere dei decenni i timori di Calamandrei sono diventati realtà e a questo ha contribuito il mutamento nei rapporti di forza tra cattolici e laici con la crisi dei partiti tradizionali. Questo squilibrio di potere pesa come un macigno se neppure un governo tecnico riesce a evitare di farsi tanto politico da discriminare le scuole pubbliche e privilegiare quelle private quando si tratta di dare o togliere finanziamenti. E questa politicità a senso unico rende questo provvedimento ancora più ingiusto.

“COSÌ VIENE UMILIATA L’ISTRUZIONE PUBBLICA” di NADIA URBINATI da La Repubblica del 5 luglio 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009 al 2014, ricoprendo la carica di Presidente del Consiglio comunale.
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3 risposte a “COSÌ VIENE UMILIATA L’ISTRUZIONE PUBBLICA” di NADIA URBINATI da La Repubblica del 5 luglio 2012

  1. paolo ha detto:

    Buona sera ,
    l’articolo di Nadia Urbinati è molto preciso e puntuale,individua la valanga che investirà la scuola ,andando ad aggiungersi alle catastrofe Gelmini che aveva reso residuale il sistema edicativo pubblico .Con il governo tecnico Monti/Profumo/Fornero il quadro si complica , Urbinati pone al centro la questione dell’infanzia e dei servizi ad essa dedicati , e non dimentica il grande macigno degli aiuti alle private , che sappiamo può avvenire in altro modo ,cioè come si sta facendo a Torino , dove sono state esternalizzati 9 asili nido comunali .Genitori, maestre, cittadini si sono mobilitati per mesi per contrastare la privatizzazione ,alla fine la cassa, i tagli l’hanno avuta vinta .
    Siccome l’operazione non ha convinto ,si stanno raccogliendo firme per una petizione :
    PETIZIONE CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DEGLI ASILI NIDO COMUNALI

    La delibera comunaledel 28 maggio2012 (n°ord.62 2012 02338/007) ha concesso la gestione di 9 asili nido comunali all’iniziativa privata.
    Nella delibera comunale si legge che al concessionario verranno offerti in comodato d’uso gli immobili, cosìcome gli arredi e le attrezzature e che saranno a carico della città il costo delle utenze e la manutenzione straordinaria degli edifici. In definitiva i vincitori della gara di appalto incasseranno le rette spettanti impegnandosi a riorganizzare il lavoro e il numero degli insegnanti ,ottenendocome risultato immediato una precarizzazione degli insegnanti attuali e una prevedibile
    riduzione del numero degli addetti che avranno,peraltro, come riferimento il C.C.N.L.Federcultura, peggiorativo rispetto a quello pubblico.

    La delibera, che è stata imposta dopo mesi di estenuanti contestazioni,ha evidenziato l’impossibiità di dialogo fra il Comune, le famiglie e le insegnanti degli asili e si presenta come un altro tassello del disegno di smantellamento dei servizi pubblici in favore di iniziative private, che non riescono e non possono garantire nè un miglioramento economico per la città nè, tantomeno ,un miglioramento della qualità dei servizi, come si è visto in altre occasioni (musei,servizi sociali,formazione ).

    La scelta del consiglio comunale è stata motivata dall’esigenza di rispettare il famigerato patto di stabilità, imposto dai partiti governativi,che a loro volta rivendicano di dover accettare la volontà ferrea e scellerata delle normative europee(dettate senza tante inermediazioni da BCE,CE,FMI)e, anche,in vista del colossale debito che grava sul Comune di Torino,il più alto dopo Milano.
    Lo Stato che dismette il patrimonio pubblico ,i beni comuni,i trasporti,lo stato sociale ,abbandonando agli interessi privati pezzi importanti della nostra vita di cittadini, come l’educazione e la sanità,fa una scelta politica criminale che toglie ai cittadini ogni possibile strumento contrattuale verso gli appetiti delle oligarchie finanziarie e delle banche.
    Dobbiamo fermarli!

    Non aggiungo altro , la petizione è chiarissima ,grazie per lo spazio .
    un cordiale saluto
    Paolo

    • QuintoStato ha detto:

      Non entro nel merito del commento perchè non ho gli elementi per valutare la scelta di Torino, anche se in linea di massima non sono contrario a convenzione con scuole private che garantiscono standard di qualità decisi dall’ente pubblico. Aggiungo solo però a commmento dell’articolo della Urbinati un importane chiarimento sulla vicenda riprendendo un commento del Post al comunicato stampa del ministero sulla vicenda. Insomma, si tratterebbe di un fraintendimento di cui è stato vittima anche Quinto Stato

      http://www.ilpost.it/2012/07/05/ministero-scuola-pavlov/

      GT

  2. irene ha detto:

    ho frequentato per anni istituti privati( stranieri , la scuola tedesca per essere precisi) e poi ho studiato nell’università pubblica italiana. in tutto il mondo ci sono istituti privati e funzionano decisamente meglio delle scuole pubbliche. appartengo ad un ceto sociale che in teoria non mi avrebbe consentito questo tipo di percorso ma in un istituto tedesco è possibile chiedere borse di studio ( cosa che in uno italiano è impossibile per la burocrazia e per la totale assenza di meritocrazia) . a 16 -17 anni c’è uno sbarramento : c’è chi continua a studiare e chi invece è indirizzato ad imparare un mestiere ( idraulico , tecnico , perito elettronico , informatico ) e questo perchè in tutti i paesi del mondo il lavoro nobilita veramente l’uomo. qualsiasi tipo di lavoro . l’importante è essere il migliore nel tuo campo.in Italia siamo tutti dottori , avvocati , architetti ma poi quando ci si rompe la tv o la caldaia del gas sono dolori !! di per sè il sistema internazionale delle scuole private non ha una falla( perchè credetemi è molto selettivo e conta molto quello che hai fatto nel tuo percorso personale , non i soldi e neanche se sei figlio o nipote di …) ma è che qui in Italia che non può funzionare. mancano i presupposti. il sistema delle scuole superiori dovrebbe essere interamente privato ma non all’italiana!!!. invece l’università ( come accade in tutti i paesi ) può essere anche pubblica ma deve garantire un minimo di tirocinio ( e non stage privati con quella presa in giro di contratti di apprendistato : sono un modo per sfruttare meglio i giovani !!) il tirocinio si fa a partire dal 2 anno e si fa mentre si studia . NON DOPO!! l’unica facoltà che permette di farlo in Italia è medicina che già dal 3 anno ti permette di stare in corsia e di imparare meglio ! dovrebbe essere così per qualsiasi campo . non voglio entrare in merito all’articolo perchè penso che questa sia un buon punto di vista. volevo solo raccontarvi la mia esperienza . bisognerebbe cambiare tante cose in italia per far funzionare il sistema privato ! non scimmiottarlo e basta !! un saluto
    Irene

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