“Noi cristiani, peccatori senza slogan” di DAVIDE RONDONI* dal Corriere della Sera del 7 maggio 2012

Meglio una fede vivente che una fede coerente ma morta. Diceva così un mio amico. Per questo non c’è niente di strano nel fatto che ancora una volta si discuta, si cerchi di capire, si esibiscano debolezze dei cristiani. Il fatto è che siamo vivi. Presenti. Facciamo discutere. Facciamo pensare. E arrabbiare. E sperare. Non siamo una cosa «scontata» insomma. Noi, quelli che si dicono cristiani. Non che si dicono migliori. Non siamo scontati nemmeno noi a noi stessi.
Il cristiano non sa cosa è il cristianesimo. Lo impara seguendo Qualcuno, oggi. Siamo quelli che se vedono il Dio Nazareno inchiodato alla croce sentono il cuore tremare. E che guardano le persone come un infinito abisso che solo il Suo Abisso può colmare. Quelli che hanno la Resurrezione come una gioia dura negli occhi, una letizia nella penombra dei giorni, come un sospiro. Quelli che parlano di peccato, come ha fatto don Carron anche in pubblico (e la domenica battendo il proprio e non l’altrui petto) perché siamo realisti.
Essere cristiani non è un merito. È una grazia. Una specie di fortuna, di un incontro che da duemila anni prosegue. Come all’inizio dell’avventura del Nazareno. I cristiani lo sanno che è così. Chi parla del cristianesimo invece spesso, purtroppo, non lo sa. Lo sanno quelli di Comunione e Liberazione che come capita spesso sono al centro delle attenzione poiché vivaci (e chi li attacca non lo fa certo per interesse al bene della loro anima). Ma lo sanno anche quelli delle Acli a congresso fino a ieri, associazione storica con milioni di tesserati che sta trovando nuove strade. E lo sanno anche coloro che stanno animando un nuovo movimento «strano», OL3, nato da giovani della generazione Wojtyla.
Ormai il cristianesimo per «tradizione» non esiste, era perlopiù perbenismo. Purtroppo Gesù Cristo invece che essere testimoniato come eccezionale presenza che rende cento volte più intensa la vita, è stato indicato a molti come un vecchio suocero. Uno «contro» la vita. Lo aveva capito Arthur Rimbaud. Il cristianesimo non è un «suocerismo». La fede non è un programma sociale o morale, né un disegno di potere. Questi tramontano, la fede no. È commozione di un riconoscimento: lo sai che ti amo, Signore. Su di noi fanno analisi sociologica e politica. È ovvio che accada. Ma son destinate sempre a fallire, e non solo per difetto degli analisti. Una fede vivente scardina il principio di non contraddizione, che sta alla base di ogni pretesa giusta analisi. Siete chiusi, ci dicono, come Galli della Loggia (Corriere, 5 maggio scorso). Siete troppo aperti, ci dicono contemporaneamente. Oppure: dovreste fare un partito. E poi: state lontani dalla politica. Accogliete tutti. E poi: state lontani da «prostitute e peccatori». Vogliono che siamo o una cosa o l’altra. E invece siamo una cosa e anche l’altra, e così diventano matti. Non capiscono e allora creano slogan, schemi. Il cristianesimo si può solo raccontare, non comprendere con una analisi. Da quando Dio è diventato anche uomo, è apparso sulla scena della storia un protagonista religioso nuovo: che è buono e anche peccatore, che sa cosa è la purezza e anche la macchia, che ha grano e loglio nello stesso campo del cuore. Uno che ha speranza di bene e vi tende anche se conosce il male. E che fa politica ma non è politica.
Dio ha scelto di non mostrarsi come idea o illuminazione morale, ma attraverso uomini vivi e non «nonostante» la loro vita. Grandi peccatori mi hanno testimoniato Dio. Questa è la grandiosità carnale e spirituale, la faccia «scandalosa» e meravigliosa del cristianesimo. Chiediamo solo questo a chi vuol davvero capire la presenza della fede cristiana nella società di oggi: dite quel che vi pare, ma trattateci da quel che siamo, uomini vivi.
(Poeta e saggista)

“Noi cristiani, peccatori senza slogan” di DAVIDE RONDONI* dal Corriere della Sera del 7 maggio 2012

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009. Attualmente è Presidente del Consiglio comunale di Carpi e Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013.
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7 risposte a “Noi cristiani, peccatori senza slogan” di DAVIDE RONDONI* dal Corriere della Sera del 7 maggio 2012

  1. magisamica ha detto:

    Ma perché dice “noi cristiani”? Rappresenta qualcuno? Io condivido tante cose che ha detto, ma non mi sento rappresentato. Io se dovessi parlare di queste cose, userei l'”io”, non il “noi”.

  2. bumei ha detto:

    sul blog di castenaso del gruppo consigliare “Marchi sindaco” ho pubblicato il testo che segue

    GRAZIE SIMONE (ANTONIO)

    Ho appena spento la televisione stomacato dalla ennesima discussione su: soldi ai partiti, autisti pentiti, giornalisti infallibili nel giudicare gli altri, ecc.

    Mi permetto di utilizzare il vostro (e un po’ anche mio!) blog per esternare tutto il mio disagio per la situazione che si sta creando e il clima che un utilizzo così disinvolto delle notizie sta producendo.

    Non sono un illuso e sono convinto dell’esistenza di illeciti e scorrettezze nell’attività politica. Ma questo “marcio” è solo una caratteristica della politica? Negli affari, nello sport (qualunque! si badi bene) va tutto così liscio?. E i giornali dicono sempre e solo la verità?

    Allora senza mettere la testa nella sabbia è ora di ridare il giusto peso alle situazioni e ripristinare con decisione il sacrosanto principio che fino a giudizio definitivo ognuno ha diritto al rispetto, alla riservatezza, alla presunzione di innocenza. Queste ormai solite fughe di notizie di intercettazioni e addirittura di interrogatori sono un attentato alla libertà (quella personale!).

    Ma veniamo alla parte più personale del mio sfogo

    Sono un libero cittadino che per grazia si riconosce nel cristianesimo e si affida al magistero della Chiesa cattolica cercando di metterne in pratica gli insegnamenti. In particolare devo a don Giussani e al movimento di Comunione e Liberazione da lui fondato gran parte dell’educazione ricevuta.

    Ora vorrei sapere per quale motivo se un mio compagno di esperienza in questo movimento si ritrova a sbagliare, o anche solo ad essere sospettato di aver sbagliato debba ricevere l’onore di essere subito citato come: “vicino a CL”. Forse che altri indagati non “sono vicini” all’azione cattolica, alla meditazione Yoga o alla comunità gay?!

    E’ ora di applicare il principio della “non-discriminazione” anche ai cittadini di serie B come sono ormai considerati i fedeli che non pretendono di “essere adulti” e si affidano a determinate agenzie educative!

    Per questo ringrazio Antonio Simone (un lombardo che non ho mai conosciuto!) che, indagato e subito etichettato “di CL” mi costringe, suo malgrado, a verificare con più serietà la mia permanenza in un movimento che mi educa e mi corrisponde!. Solo chi si arrende all’evidenza che il male non è solo negli altri, ma anche in se stesso, può comprendere il mio disappunto e contemporaneamente la mia serena e baldanzosa certezza!. Ancora rimango e …………… “sono vicino a CL!”

    Bruno Minelli

  3. alessandra piccinini ha detto:

    Elogio all’incoerenza!
    Ha ragione prof. Rondoni, l’incoerenza è un diritto sacrosanto dell’uomo che tutti dovremmo potere esercitare se solo chi lo rivendica rinunciasse a salire in cattedra per dare buoni insegnamenti ad altri esseri umani (vedi ad esempio caso Englaro) su come vivere la propria vita.
    Anch’io poi ho qualche dubbio sull’uso del “noi”. Da quando il cristinesimo è diventato un marchio protetto? E’ sicuro professore di avere più diritto di usare questa definizione per se stesso di quanto non ne abbia io o chiunque altro?

  4. davide rondoni ha detto:

    non sono un professore. uso il noi non per rappresentare qualcuno. ma perchè il cristianesimo implica il sentirsi parte di un corpo, non è una idea individuale.

    • QuintoStato ha detto:

      Grazie per la precisazione. Anche a me di tutto l’articolo non piaceva l’uso del noi. Mentre ho trovato la riflessione molto stimolante e preziosa, e per questa ragione l’ho selezionata come il miglior articolo di quel giorno per il Corsera.

  5. magisamica ha detto:

    allora anch’io potrei usare il noi, sostenendo opinioni diverse? Secondo me, si farebbe una gran confusione. Nemmeno il papa usa il noi così.

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