Il Post del lettore di Stefano Magnolfi
Faccio tanti complimenti al prof. Dalla Zuanna per la lucidità dell’analisi e per la puntualità delle proposte, che condivido pienamente anche come geriatra. Purtroppo, sulle pensioni nel nostro paese si sono fronteggiati finora due partiti, quello della conservazione a oltranza dello status quo e quello del posticipo dell’età pensionabile senza tenere conto della peculiarità e delle esigenze dei lavoratori anziani. Occorre pensare a forme di lavoro più flessibile che considerino sia i cambiamenti fisiologici che si verificano dopo 60 anni, sia le caratteristiche delle varie mansioni lavorative svolte. Inoltre, i lavoratori anziani necessitano di più controlli clinici di quelli giovani, e le loro mansioni devono essere personalizzate in base allo stato di salute.
Mi auguro che oltre al tema del lavoro dopo i 60 anni il Corriere affronti quanto prima il problema del ritardato ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. A tale proposito, ricordo che il termine della scuola secondaria a 19 anni rappresenta un’anomalia dell’Italia rispetto agli altri paesi occidentali, dove ci si diploma a 18 anni e si guadagna così un anno nell’accesso all’università e alle professioni. Inoltre, i giovani italiani hanno una scarsa propensione verso i lavori manuali (anche di tipo artigianale), mentre lo svolgimento provvisorio di un lavoro manuale in attesa di un impiego consono al loro titolo di studio potrebbe rappresentare per molti giovani un’alternativa alla disoccupazione.
Cordiali saluti
Stefano Magnolfi


