La Bce deve tornare a fare la Bce (FRANCO BRUNI)

di FRANCO BRUNI da La Stampa del 12 ottobre 2011

Trichet sta preparandosi a lasciare la Bce a Mario Draghi. La sua uscita lo vede, da un lato, più potente di come era entrato: da quest’anno, infatti, è anche presidente del Comitato per il rischio sistemico, un nuovo organo istituito dall’Ue, che ha il compito di sorvegliare e provvedere affinché l’intreccio dei rischi delle banche e dei mercati finanziari non faccia precipitare la crisi. Draghi gli subentrerà anche in questa responsabilità.

D’altro canto Trichet lascia una Bce che, in un certo senso, si è indebolita, perché ha dovuto fare un mestiere che non è il suo: sostenere, con lunghi impegni di liquidità, banche e finanze pubbliche che hanno difficoltà a ripagare o rinnovare i loro debiti. La Bce dovrebbe limitarsi a mantenere la funzionalità dei mercati con interventi di breve durata: se i problemi sono duraturi, il supporto deve essere deciso e attuato dalla politica, impegnando denari dei contribuenti, in una logica di solidarietà fiscale comunitaria, per evitare il peggio. Trichet non si è mai stancato di dirlo («da tempo ammonisco i governi»), ha insistito fin da quando è cominciata la crisi dei debiti sovrani e si è ripercossa sulle banche che hanno i titoli pubblici in portafoglio.

Ma la politica stenta ancora a decidere («i governi mi hanno criticato dicendo che la situazione non era così grave»). Ieri Trichet è tornato a protestare, presentandosi al Parlamento europeo come presidente del Comitato per il rischio sistemico. Ha detto che nelle ultime settimane la situazione è peggiorata, che la sovrapposizione dei rischi dei governi e delle banche sta facendo venir meno, come nel 2008, la fiducia nei mercati monetari dove il denaro stenta a circolare. Il rischio di contagio si estende anche fuori dall’Europa. Senza decisioni energiche sul rafforzamento del fondo salvaStati, nonché sulla ricapitalizzazione e la pulizia dei bilanci delle banche in difficoltà, la situazione può diventare disastrosa.

Uno dei compiti di Draghi sarà quello di ottenere e proteggere una più precisa definizione del ruolo della Bce nel perseguire la stabilità finanziaria. Sono ormai più di tre anni che, dal mattino alla sera, la Bce si occupa quasi solo di stabilità finanziaria, mostrando abilità tecnica, inventiva e tempestività. E’ dunque strano sentirla soffermarsi soprattutto sull’inflazione, vantando giustamente il fatto che essa rimane contenuta. Occorre riconoscere ufficialmente che, oltre alla stabilità dei prezzi, la Bce persegue la stabilità finanziaria, entro limiti e con strumenti chiaramente definiti. Se non si ritaglia con precisione e trasparenza i suoi compiti, continueranno a chiederle di supplire alla politica. E’ significativo l’episodio delle lettere che la Bce ha inviato ai governi dei Paesi, fra i quali l’Italia, che ha aiutato in via straordinaria comprando i loro titoli pubblici. Anche chi giudica sacrosanto il contenuto di quelle lettere non può non rilevare che sarebbe più appropriato che fosse la Commissione europea, magari per conto del fondo salva-Stati, a imporre dettagliate ricette in diversi settori delle politiche economiche nazionali.

Sono urgenti decisioni politiche comunitarie che, riconoscendo che l’interdipendenza delle economie europee è tale da rendere inevitabile un certo grado di solidarietà fiscale, stanzino fondi adeguati alle emergenze da affrontare. Vanno anche messe a punto sollecitamente procedure per ristrutturare con ordine e senza panico i debiti pubblici insostenibili; vanno riformate e rese omogenee e transnazionali le procedure da usare nei confronti delle banche che rischiano l’insolvenza.

Fino a che questo non succede la Banca centrale rimane sola sulla trincea della crisi. Secondo alcuni non c’è ragione perché non continui i suoi sostegni senza particolari scrupoli. Chi la pensa così tende a sostenere che il rischio-Paese è un’esasperazione degli speculatori; dice che si tratta solo di creare liquidità e che il pericolo di inflazione non è oggi evidente. La verità è che la speculazione cavalca situazioni realmente deteriorate; e che non c’è solo il pericolo dell’inflazione, che pur rimane dietro l’angolo. Il punto centrale è che continuare a rovesciare moneta su problemi e squilibri reali non li risolve, anzi, induce a rimandarli e a lasciarli aggravare. Dopodiché si tentano strette di bilancio precipitose e brutali dei Paesi in difficoltà, strette che riescono poco e male e fanno pagare troppo ai più deboli fra i loro cittadini.

Rovesciare moneta su chi ha debiti insostenibili e continua ad accrescerli è anche un’ingiustizia, porta all’arbitrio di chi viene «salvato» senza che la politica si prenda la responsabilità di fissare i criteri e le modalità giuste per farlo, di decidere chi paga il conto del salvataggio. E’ il disordine monetario contro cui l’Europa ha scelto di darsi una moneta unica e una Banca centrale indipendente.

Draghi non potrà, come non ha potuto Trichet, impedire che l’Europa si faccia del male sfuggendo alle decisioni politiche indispensabili. Gli auguriamo di trovare il modo per essere convincente con chi deve al più presto sollevare la Bce da compiti e responsabilità che mettono in pericolo l’integrità della costituzione monetaria che caratterizza l’Unione europea.

franco.bruni@unibocconi.it

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013. Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca per l'Univerità di Modena e Reggio Emilia ed enti pubblici e privati. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009 al 2014, ricoprendo la carica di Presidente del Consiglio comunale.
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