IL CAVALIERE DISARCIONATO (Alberto Statera)

ALBERTO STATERA da La Repubblica del 2 ottobre 2011

La cosiddetta borghesia produttiva, concetto piuttosto evanescente in Italia, finalmente “cambia di spalla al suo fucile”. Peccato che la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia lo faccia ben oltre il fischio del novantesimo minuto e il manifesto di Diego Della Valle, pubblicato ieri a pagamento su alcuni giornali, soffra di un lessico dozzinale (“Politici ora basta”), degno di una conversazione antipolitica da bar e non della assunzione di responsabilità di una classe dirigente che possa fregiarsi di questo nome.
I capitalisti italiani hanno sempre avuto paura di scontrarsi con i governi e sempre hanno lasciato al loro destino i politici perdenti, fin dai tempi di Mussolini e di Craxi. Qualche volta hanno persino infierito sui loro cadaveri. Ora è la volta di Berlusconi, dopo tre lustri di amorosi sensi e di battaglie non combattute, in una infinita e improduttiva negoziazione nutrita di stop and go, di smarrimento se non di declino intellettuale, dinanzi a un leader che fin dall´inizio della sua avventura politica imposta dai cupi destini personali e aziendali, apparve nel suo populismo conclamato il peggior nemico della cultura borghese e liberale. Non è il caso dell´imprenditore marchigiano del lusso, che per la verità fin dal 2006 ebbe a Vicenza il coraggio di contestare pubblicamente Berlusconi, subendo con l´allora presidente confindustriale Luca di Montezemolo i fischi delegittimanti di una platea ottusamente stregata dal vitalismo parolaio del signore di Arcore.
Se nel passo avanti e nei continui due passi indietro della presidente Marcegaglia nei suoi anni di coabitazione con un berlusconismo che aveva già dimostrato ogni assenza di “spinta propulsiva” per il Paese, si rintraccia l´antica fascinazione dell´organizzazione imprenditoriale per i patti con ceti politici inaffidabili, all´imprenditore Della Valle si può forse accreditare, pur di fronte all´ordinarietà del suo manifesto, un soprassalto di responsabilità etica e politica, quella responsabilità cui “la proprietà obbliga”, o almeno dovrebbe obbligare. Per il resto, la borghesia imprenditoriale italiana, che mai è stata veramente liberale e mai ha operato realmente per recintare il ruolo della politica, nella speranza spesso esaudita di ottenere favori, posizioni di rendita, commesse e sussidi, ha rivelato ancora di essere priva di una diciamo “coscienza di classe”, confermando l´immagine di un Paese arroccato e in inarrestabile declino.
Nessun progetto alto delle presunte élite, nessun reale tentativo di formazione di una nuova classe dirigente capace di affrontare le prossime sfide, la latitanza di quello che si chiamava “spirito borghese”. Piuttosto la chiusura in un cerchio di individualismo, l´incapacità di costituire un vero establishment, di cui Guido Carli, che di Confindustria fu presidente, già tanti anni fa lamentava l´assenza, rimbrottando una borghesia imprenditoriale pigra, se non stracciona.
Dal crollo del sistema politico di Tangentopoli poteva uscire quasi vent´anni fa una neo-borghesia saggia, intraprendente e liberale, ma presunte élite di corte vedute e di scarso coraggio si sono affidate alle sirene del berlusconismo in un sostanziale collateralismo che oggi, in un Paese che non sa più come uscire dalla crisi nelle mani di un blocco di potere incapace oltre che corrotto, si rivela inevitabilmente autopunitivo. Siamo al punto che incredibili figuranti del berlusconismo possono dire, come hanno fatto ieri, che il manifesto di Della Valle “sporca la politica” e, per bocca del ministro Saverio Romano, accusato di mafia, che quell´imprenditore induce all´odio sociale.
Ora si profila l´avvento dei “migliori”, si vagheggia di un partito che non c´è, si propongono “riserve della repubblica”, da Montezemolo alla stessa Marcegaglia, dal banchiere Profumo al suo collega Passera. La riscossa della borghesia che non c´è e se c´è ha taciuto per tre lustri. Se ci sono e sono davvero capaci di salvare l´Italia ridotta com´è, ci provino senza chiedere prebende e posizioni, ponendo fine ai balletti di tattica, senza cavalcare l´onda dell´antipolitica, ma cercando di restaurare la politica “alta”, quella dell´etica e della responsabilità.
Se non ora, quando.
a.staterarepubblica. it

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009. Attualmente è Presidente del Consiglio comunale di Carpi e Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013.
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