“DA BISCARDI AI BISCHERI”, di Giovanni Maria Bellu

Giovanni Maria Bellu da L’Unità del 6 marzo 2011

«Il premier intende scendere in campo in prima persona per difendersi». L’annuncio dato ieri dall’avvocato Niccolò Ghedini dà un’idea precisa della situazione disperata in cui il Paese si trova. Siamo davvero un caso unico nell’Occidente democratico. Altrove un primo ministro rinviato a giudizio per concussione e prostituzione minorile da tempo – diciamo almeno dal giorno del rinvio a giudizio – non sarebbe più tale. Da noi il premier-imputato, attraverso il suo legale a tempo pieno (che ha fatto eleggere al Parlamento, altro fatto impensabile altrove al quale ci siamo abituati) nello stesso giorno annuncia che, nella sua qualità di imputato, si presenterà davanti ai giudici e, nella sua qualità di primo ministro, varerà una riforma “epocale” della giustizia.
Immaginiamo che davvero Berlusconi intenda affrontare fino in fondo i processi e non cambi idea in corso d’opera per evitare la sentenza che teme maggiormente, quella sul caso-Ruby. Immaginiamo che, dopo aver varato la “riforma epocale”, venga condannato alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. In tal caso avremmo una riforma, per giunta epocale, della giustizia voluta da un personaggio che, mentre la varava, aveva commesso reati tanto gravi da renderlo inidoneo non solo a governare un Paese ma persino a ricoprire il ruolo di segretario comunale ad Arcore. Se si verificasse questa incredibile situazione, possiamo starne certi, i corifei del premier – da Fabrizio Cicchitto in giù, o forse in su, è difficile definire le gararchie della corte – sosterrebbero che la condanna è stata una vendetta dei giudici per la “riforma epocale”. E così via, fino alla distruzione definitiva delle istituzioni.
Ma non fasciamoci la testa prima d’essercela rotta. La storia del premier che «scende in campo in prima persona per difendersi» – come d’altra parte rivela la stessa forma dell’annuncio – è falsa. O meglio: è falsa nella sostanza, è vera nella letteralità del messaggio. Berlusconi non ha alcuna intenzione di affrontare il giudizio. Intende appunto «scendere in campo» (come ha detto il candido Ghedini, che non a caso ha il copyright della definizione-confessione “utilizzatore finale”). Falliti tutti i tentativi di eludere il caso Ruby con i cavilli, Berlusconi ha deciso di buttare la squallida vicenda in caciara, come dicono a Roma. A che altro servono le sempre più ricorrenti battute sul bunga bunga – riprese ossequiosamente dai telegiornali di sua proprietà – se non a tentare di banalizzare la sordida vicenda della minorenne deviante marocchina coperta di denaro e di gioielli?Avremo un nuovo processo del lunedì. Con la differenza che quello originale era condotto da Biscardi, questa brutta copia sarà ad uso e consumo dei bischeri. Cioè di quei cittadini che cascheranno nella trappola propagandistica già in fase avanzata di preparazione. Ecco, il presidente del Consiglio, ecco l’uomo potente, che affronta il martirio. Ecco che alla prima occasione, indignato, decide di interromperlo. Sono gli ultimi, disgustosi, colpi di coda del caimano. Bisogna mantenere la calma, svolgere un’attività puntuale e incessante di controinformazione. Dare alle cose il loro nome per interrompere al più presto questo schifo.

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Informazioni su QuintoStato

Giovanni Taurasi vive a Carpi (MO). Laureato in Storia contemporanea a Bologna, ha conseguito nel 2002 il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia e svolto attività di ricerca. All’attivo ha una trentina di pubblicazioni, tra cui cinque volumi monografici sulla storia del '900, curatele di volumi, mostre, saggi e articoli su riviste di storia. Dipendente pubblico, è stato Consigliere comunale a Carpi dal 1995 al 2004 e di nuovo dal 2009. Attualmente è Presidente del Consiglio comunale di Carpi e Presidente dell'Assemblea e della Direzione provinciale del PD modenese. Fa parte dell'Assemblea Nazionale del PD eletta l'8 dicembre 2013.
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